Il mio blog, denominato Antonio, partecipa all’iniziativa: "Questo blog non è un essemmesse". 31 Marzo 2007
Posted by Gaetano in Economia e marketing del duepuntozero.add a comment
Manifesto dell’iniziativa:
Sei qui perché sei insofferente, stufo.
Parliamo chiaramente:
Non se ne può più di leggere commenti, e post nei forum, scritti come se si trattasse di uno ShortMessageService.Abbiamo imparato a scrivere a scuola.
Dopo i banchi di scuola sono venuti i cellulari, ad affinare abilità di sintesi per cercare di far rientrare un pensiero in una sola schermata.
Qualcuno si è superato: lentamente abbiamo iniziato a ricevere messaggini sempre più straboccanti di caratteri.
Gli spazi fra le parole sono scomparsi,
Chiara è diventata Kiara,
Massimo, maXimo,
Perché Xké.Gli schermi dei vostri computer (a differenza degli schermi dei vostri cellulari) sono ampi, grandi, definiti.
Nessuno vi fa pagare se in un post o in un commento invece che 150 caratteri ne scrivete 600 (..anzi spesso il gestore del sito ne è contento).
Non giustificatevi dicendo che più si scrive sulla tastiera, più questa si rovina..
Quindi da oggi il Diario di Bordo, oltre a bandire l’inglese inutile, bandisce il linguaggio da essemmesse! Qualora troverò, nei commenti, parole abbreviate, sarete ripresi da me con insulti allungati…
Vita di coppia (lo strano rapporto di R. con il parcheggio). 30 Marzo 2007
Posted by Gaetano in Silenzio parla R..5 comments
Nel mio rapporto di coppia, in genere, io sono il paziente, il calcolatore, il calmo, il pigro, il nullafacente, mentre R. è la nevrotica, stressata, iper-attiva… Con questo non voglio assolutamente dire che sto con una pazza, tutti siamo pazzi in modo diverso.
Così, nel nostro rapporto, io sono l’addetto al rilassamento della coppia, lei è l’addetta allo “scetamento“.
Uno dei momenti, dove si risaltano i due ruoli è in macchina, nel l’atto di trovare un parcheggio. R., pur essendo donna, è molto brava a parcheggiare, ma essendo femmina è affetta di nevroticità da automobile…
Il solo tragitto: posto di partenza – posto di arrivo, si trasforma in una serie di insulti in dialetto maceratese, a tutto ciò che c’è in strada:
- biciclette – scooter (te possino schiantà!!!);
- Auto che vanno piano (sto rincoglionito!!!)
- Auto che vanno veloce (dò devi andà! Passa!!! tieni prescia!!!!)
- Pedoni (guarda questo! Pò se li metti sotto, lu torto e lu mia!!!!)
- Buche (La figa de mammeta!!!)
- Rotonde (A che serve stà cosa!!!)
- Semafori (ma perché nun ce mettono na rotonda!!!!)
- Vigili urbani (questo a che serve!!! Peggiora la situazione!!!!)
- Traffico in generale (tutti mò devono uscì co la machina!!!)
La nevrosi di questo essere umano di genere femminile, tocca momenti topici nell’atto del cercar parcheggio.
Comincia a girare senza trovare un mezzo buco… brontola… io che la conosco, usa la tattica del mutismo, una mia parola, potrebbe scatenare una guerra atomica!!!
Continua a girare. Con la coda dell’occhio vedo un posto che lei ha passato. Faccio uscire un po’ di fiato dalla mia bocca, che non ha ancora proferito parola, lei mi ferma con una risposta secca: “l’ho visto!!! E che l’ho visto troppo tardi!!!! Mò ce ripasso!!!!“. Cerco di non avere espressione nel volto, per non alzare il livello di ira…
Cerca di tornare al posto. Si accorge che deve allungare il giro, per vari senzi unici, bestemmia!!! Vede un bambino che innocentemente sta giocando con la palla, si ferma e gli proferisce congiure inimaginabili!!! Io non proferisco parola….
Riparte. Torna al posto di prima, trova uno scooter che occupa un parcheggio di una macchina. Ne dice così tante al padrone, che il giorno dopo di sicuro morirà. Io nel frattempo sto zitto…
Riparte in cerca del posto. Trova davanti a se due manifestazione che si scontrano e intralciano il passaggio, una degli autonomi, e l’altra di forza nuova. Scende dalla macchina, schiaffeggia tutti i manifestanti, e costringe agli autonomi di iscriversi ad economia e commercio e a fare un master sul Web Marketing strategies e quelli di forza nuova di sposarsi con zingari e/o neri, e di vivere in una società multirazziale. Così, dopo questa lezione, si presentano i delegati dei due movimenti politici, le chiedono scusa, le consegnano tutte le bandiere e i manifesti e si mettono in castigo sui marciapiedi.
Riparte. Cerca di investire tutto l’investibile, si butta anche sui Bond argentini. Bestemmia, trova un posto, ma una macchina c’era prima di lei. Scende, prende la benzina e la brucia. Io nel frattempo non parlo (mica sono scemo).
Riparte in cerca del posto, la polizia la ferma. Lei ormai al colmo della sua nevrosi da parcheggio. Prende i poliziotti, e li fa diventare cittadini semplici, iscrivendoli alle agenzie del lavoro così da diventare precari a vita. Io nel frattempo sto zitto.
Rigira il quartiere, trova una scorciatoia…. LAVORI IN CORSO!!! Non può passare. Scende, va verso gli operai che mangiano pane e mortadella, li costringe a finire i lavori in due minuti, a furia di calci in culo!!!! Io, per non fare la fine dei muratori, non parlo.
Gira e rigira, cercando di investire nell’ordine:
- uno scoiattolo;
- un cerbiatto indifeso che sembra bambi;
- una tigre bianca, in via di estinzione;
- Un Panda Gigante, anche questo in via di estinzione;
- Un lupo degli appennini;
- una scolaretta di bambini in gita;
- numero 150 vecchiette – tanto devono morire!
- numero 10 ragazzini che fanno skates e ballano freestyle – queste americanata in Italia non ci devono stare!
- Numero una processione funerea, compreso il morto, e i parenti tutti…
Dopo tutto ciò, riesce a trovare il tanto agoniato posto. 10 minuti di inferno! Perché il tutto è accaduto in 10 minuti e non di più.
Scende dalla macchina incazzata nera, io sto sempre zitto… comincia a caminare ad un passo che manco Carlo Lewis la può raggiungere. Fumo dalle orecchie che sembra una locomotiva a vapore….
Dopo 30 secondi, si gira verso di me e mi fa: “amore, come fai a sopportarmi?”
Ed io: “mi diverto!“
Per un bicchiere di birra in più… 27 Marzo 2007
Posted by Gaetano in Storie.2 comments
Era una notte buia e tempestosa… così, molto probabilmente, avrebbe iniziato Snoopy a raccontare questa storia, che oramai si tramanda da generazione in generazione e che io, senza l’aiuto del mio amico Giovanni, avrei completamente dimenticato.In paese si usciva presto, alle 21,30/22,00 eravamo già fuori e non avendo alternative, si cominciavano i giri (e/o vasche) in villa. Le facce erano sempre le stesse, pareva che i ragazzini non uscissero più in villa. Era molto facile incontrare Roberto Centra (Presidente della SPT: Società Per Trimoni, corrente ottimista), Piccolo grande uomo (funzionario della SPT, corrente pallista) ed altri SPT di cui ora non ricordo il nome.
Dopo aver consumato chilometri a non dire niente e a preoccuparci per l’invecchiamento degli SPT, tornavamo nella nostra strada e incontravamo la generazione successiva a quella nostra (quella di mio fratello), una serie di ragazzi, che non si tiravano mai indietro quando c’era “d’attrezzà na léggia“. Allora si trovavano 5/6 persone disposte a “scoffolarsi” e via verso pesciolino!!!!!
Ma chi è pesciolino? Era un posto molto tranquillo, un locale dove ti portavano la Peroni e un mazzo di carte senza alcun problema, i tavoli stavano in mezzo alla sala e tutt’attorno c’erano i videogiochi…. La musica, che proponeva il locale era quella della televisione satellitare di 102,5. Il posto lo definirei una post-modern-cantina-daccilabirraelicartechec’ammascuffulà.
Un personaggio strano di quel posto era Pietro: non ho mai capito se questo era il proprietario, uno pseudo cameriere o uno che dava una mano, per avere dell’alcol. Per chiamarlo, noi avevamo due codici:
- Codice 1: Pietro!!!!!!! con questo il nostro eroe, arrivava con la sua andatura claudicante (Pietro era zoppo), portando due/tre birre in una cassa gialla di plastica.
- Codice 2: Pietro la mutanda!!!!! con questo codice, il Pietro arrivava con uno strofinaccio e ci puliva il tavolo, che nel frattempo si era inzuppato di birra.
Dopo avervi spiegato, il momento storico e il luogo di culto, posso introdurvi il racconto della mitica “tozzolata”….
Non ricordo bene chi c’era quella sera, quindi andrò un po’ ad orecchio, probabilmente ne metterò qualcuno in più.
Nel tavolo c’erano:
- Io
- Mio fratello Roberto, che era l’addetto ad aprire le bottiglie, naturalmente le apriva con l’accendino, facendo saltare in aria il tappo e facendogli prendere una traiettoria a parabola che poteva gravemente ferire alcuni malcapitati che si trovavano nelle vicinanze del nostro tavolo.
- I fratelli Paolo e Stanzine.
- I fratelli Giuuanne e Iangiuline Pésce.
- Mio Cugino Piuucce Mundauedde, che da un famoso capodanno ho deciso di portare jummo a vita, perché durante una léggia era molto più interessato al telefonino che al gioco… peccato che non avevo un coltello a portata di mano.
- Satore tumbuline
- Forse anche Scorciacapra e Giuseppe Mininno.
Eravamo ad un punto di stallo nel gioco, tutti erano entrati nel giro, e le strategie si incominciavano a mostrare…
Ed ecco la mano mitica: si mischiano le carte…. il cartaiolo è Iangiuline…. alza il mazzo tumbuline e chiama pioggia (spade)…. mezzo minuto per renderci conto che carte avevamo noi e il nostro Jummo.
Io avevo l’asso di spade e invito il mio jummo (tipica presa per il culo, quando inviti uno jummo è perchè lo devi bussare). Lui conoscendo il mio gioco, afferra la bottiglia con sufficienza. Non gliela faccio manco toccare che lo busso ed esco il due di spade. Afferro la bottiglia, mi guardo intorno e dico: “Uaglù, ce prove“…
Ed eccolo!!! Il mio Jummo, Piucce, che mi bussa, e mi prende la birra! “Gira li carte” - gli faccio io (perché nella Lèggia, una persona può approfittare della distrazione altrui ed entrare senza pezzi)…. coppia di due…. Beve lui…
“E no bello mio” – penso io – “ti frego, così impari a portar telefonini nella tavola sacra della léggia“. Bussata medio-forte da parte mia per fermare l’infida persona…. Coppia di due con il due del palo! E la birra va me! Capirete che in un gioco fatto da 5/6/7 persone o forse di più, la probabilità che solo due persone abbiano quasi tutti i pezzi e molto alta, quindi io pensavo che la mano fosse finita lì…. Ma l’infido Jummo ha un asso nella manica… ma che dico ha una napoletana tra le carte… Bussata assurdamente violenta, per fermarmi. Gira le carte e fa vedere a tutti la sua napoletana… Vince lui?
Io da psicologo del gioco, so creare suspance…. l’infido Jummo ormai cominciava con frasi di scherno, tipo: “t’hai fa alleccà li tappe”; “vuoi un po’ di birra!?”; “addove t’arretire con quiddi carte”…. e no caro mio…. non svegliare la napoletana del palo che dorme…. lui ormai vittorioso, sta per versarsi la birra, dicendo in tono di sfida/scherno: “io ci provo!“……………………….
Apro la mano………….
la alzo sopra la mia testa………..
e con tutta la forza che ho, la batto sul tavolo gridando: “SANGHE DE QUEDDA TERRA!!!!!!!!!!!!!!!” Gli altri mi guardano stupiti… lo Jummo mi guarda con aria di sfida… io afferro la bottiglia: “e no bello, questo l’invito va a me“, e dicendo così faccio vedere i pezzi….NAPOLETANA DEL PALO…. MANO PERFETTA!!!! MANUALI DELLA LEGGIA A VITA!!!!!
Con scherno e sfida mi faccio tutti i tre gli invitI del giro, spiegando ai coloro che non portavo jummo che con delle carte così non potevo lasciare niente….
Ad oggi il posto esiste ancora, ma è gestito dai pacciotti ed è diventato un posto ber baracconi (con musica napoletana che sostituisce 102,5).
Mio cugino Piuucce, da allora ha preferito non portarmi Jummo e partire in Erasmus per la Spagna, per non tornare più a vedere le carte napoletane.
Mio fratello Roberto sta partecipando ai campionati nazionali di salto del tappo Peroni con l’accendino…. Ha buone possibilità di vincere
I fratelli Pésce sono immersi nei loro studi universitari… Giuuanne il grande ogni tanto posta dei commenti in questo blog e scrive nel suo: “The Reviewer“.
Gli altri avventori fanno per mestiere i perdigiorno e continuano a cercare un altro locale dove scoffolarsi la birra.
Io scrivo in questo blog ed ogni tanto faccio qualche colloquio.
Stop alle bombe cluster, mine a tutti gli "effetti" 27 Marzo 2007
Posted by Gaetano in M'impegno.add a comment
La Campagna italiana contro le mine chiede al Governo italiano di approvare urgentemente il disegno di legge di modifica della normativa 374/97 (messa al bando delle mine antipersona) con l’obiettivo di estenderne gli effetti anche alle cluster bombs, micidiali ordigni che colpiscono prevalentemente la popolazione civile e la ratifica del V protocollo della CCW (Convenzione sulle armi inumane).
La Convenzione vieta l’uso di armi che sono considerate motivo di sofferenza ingiustificabile o non necessaria soprattutto verso la popolazione civile.
L’Italia pur avendo aderito alla Convenzione sulle armi inumane, non ha ancora ratificato il protocollo V sugli ordigni inesplosi in quanto la legge di ratifica è rimasta bloccata in attesa dei pareri del Ministero della Difesa e del Ministero delle Attività Produttive.
Dei 100 stati che hanno ratificato la Convenzione, soltanto 23 hanno firmato il protocollo aggiuntivo.
Per poter firmare la petizione, clicca qui.
Per saperne di più, clicca qui.
Truffatore porta a porta – CBS ed altri nomi inglesi che servono a gabbare la gente 26 Marzo 2007
Posted by Gaetano in Piazza caduti del lavoro.1 comment so far
Colloquio lampo e misterioso quello di oggi…
Giovedì ricevo una telefonata da una ragazza che mi dice che ha ricevuto il mio curriculum tramite….(non ricordo o infojobs o monster).
Vuole venire a fare un colloquio? Siamo in via Sartori?
Certo – rispondo io - facciamo venerdì alle 17…
Click—– chiude prima che mi possa spiegare il nome dell’azienda, il tipo di lavoro e altre cose….. mmmmmmh qui porta a porta ci cova….
Decido di non andare venerdì, ma di prendermi un po’ tempo per capire di cosa si tratta. Richiamo il venerdì e mi invento un fantomatico impegno da non poter rimandare (tipo cagata). Nel frattempo, recupero il nome dell’azienda e faccio una ricerca su internet… Niente… mmmmmmh qui porta a porta ci cova….
Decido di richiamare stamattina per fissare un appuntamento, la ragazza mi inserisce alle 16… Arrivata l’ora fatale, lascio il corso di inglese e mi presento in sede aziendale con 5 minuti di anticipo. Entro nell’ufficio e trovo come segretaria una ragazza che conosco, ma soprattutto conosco suo fratello (persona poco affidabile impiegata nel porta a porta) e l’amico (idem), ex datori di lavoro ladri di un mio ex coinquilino, losche figure a piede libero nonché scrocconi della madonna!!!!
Dopo i saluti: tu che fai qui? tu cosa non fai qui? etc, la segretaria tutto pepe mi fa accomodare in una sala d’aspetto con la musica ad altissimo volume… Una nuova strategia dei visitors delle risorse umane? Abbasso la radio perché si era ficcata ‘n’gapa…
Vengo chiamato dal essere ignobile…. Mi spiega che questa è una grande società che lavora fa importazione e organizza eventi per grandi marchi. Alcuni nomi: motta, barilla, nike etc….
Va bene – dico io – non siete i primi arrivati, ma l’offerta in cosa consiste? e lui inizia a proferire una pappardella imparata a memoria che è riassumibile in poche parole: devi fare un porta a porta e vendere le schede 3 e gli abbonamenti enel, servono subito persone, quindi se sei d’accordo ti faccio conoscere la squadra e ti faccio fare un giorno di affiancamento.
Risposta mia: subito non posso venire…. (cercavo di uscire da quello studio dove sentivo puzza di ladri) sto facendo un corso… mi libero il mese prossimo… e poi preferisco rimanere a fare il mio lavoro fine settimanale, dove ho un contratto a tempo indeterminato e pagano bene, invece che aiutare te a gabbare la gente… poi conosco le persone che lavorano per te e quindi per me non siete un’azienda seria… rimaniamo che io me ne vado….
Mi alzo, gli stringo la mano e me ne vado…. Vaffanculo al porta a porta!!!!!!
La Léggia (la legge) 25 Marzo 2007
Posted by Gaetano in Diario di sordo.11 comments
Oggi vorrei illustrarvi uno degli sport nazionali di San Giovanni Rotondo: la léggia!Questo è un gioco di carte che durante gli inverni rigidi sangiovannesi e durante i “salassi” da scuola ci aiutava a passare il tempo in luoghi chiusi e coperti, proteggendoci dalle intemperie, nel primo caso, e dagli occhi indiscreti di amici di famiglia e parenti, nel secondo caso.
Mezzi di gioco
Per poterci giocare occorrono:
- numero uno mazzo di carte rigorosamente napoletane. Il mazzo napoletano è formato da quattro semi (denaro, bastone, spade e coppe) e da 10 carte per seme (asso, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, donna, cavallo e re);
- numero una cassa di birra rigorosamente economica;
- numero 3/4/5/6/7/8/9/10 etc persone rigorosamente non astemie;
- numero 3/4/5/6/7/8/9/10 bicchieri rigorosamente di vetro;
- numero un coltello. Se il gioco è tra amici se ne può fare a meno, la léggia professionistica, giocata nelle cantine, prevede che il giocatore deve portare il coltello e infilzarlo nella sua parte di tavolo.
Le carte importanti di questo gioco sono: l’asso, il due e il tre. In linea generale: l’asso invita, il due beve e il tre scambia l’invito. Ma addentriamoci…
Per iniziare, vengono posizionate 2/3 bottiglie di birre sul tavolo e un bicchiere di vetro per ogni partecipante al gioco, prima di posizionare il bicchiere, bisogna fare attenzione che non si sia depositata dell’acqua nel fondo degli stessi. Previa eliminazione fisica del giocatore distratto.
Una persona, in genere il più anziano, distribuisce una carta a testa, e alla persona cui è capitata la carta più alta tocca l’onore e l’onere di mischiare e distribuire le carte. Finito di mischiare, il mazziere si rivolge alla persona alla sua sinistra, chiedendogli di alzare il mazzo e annunciare un palo. L’annunciatore, nel l’arco di tempo che va dalla distribuzione della prima carta, fino alla distribuzione dell’ultima, deve annunciare ad alta voce, agli altri giocatori, il palo con cui bisogna giocare.
Una volta annunciato il palo (che ricordiamo può essere denaro, coppe, bastoni, spade), il giocatore che è in possesso dell’asso del palo inizia il gioco: facendo ben vedere la carta ai partecipanti, esso dichiara chi può bere. La persona invitata, prende la bottiglia di birra e proferisce queste parole: “ci provo“. Ora, per fermare questa persona, bisogna toccare con le nocche delle dita per due volte il tavolo – atto chiamato “bussare” – prima che l’invitato faccia cadere la birra nel bicchiere.
Perché l’invitato è stato bussato?
L’invitato può essere fermato per vari motivi:
- Gelosia: la persona ha sete e non può sopportare di vedere bere gli altri. Ma questa persona non può fare niente, perché non avendo i “pezzi” (carte buone) si deve attaccare. Nei campionati professionisti, questa può essere causa di litigata con coltello.
- Chi bussa è in possesso del tre del palo: in questo caso, la persona prende in mano il gioco e decide, se auto invitarsi o se cambiare l’invito e fare bere altre persone.
- Chi bussa è in possesso del due del palo: in questo caso, con questa carta, il possessore ha diritto a bere… a meno che…
- Coppia di due: il possessore del due del palo viene bussato perché un altro giocatore è in possesso di una coppia di due. Quindi il giocatore possessore della coppia di due, ha diritto di bere… a meno che…
- Coppia di due col due del palo: il possessore del due del palo è in possesso di un altro due. A questo punto, la coppia di due col due del palo, vince la coppia di due semplici, e il possessore della prima beve… a meno che…
- Napoletana: nella sfida, spunta un giocatore in possesso dell napoletana (asso, due e tre dello stesso seme), questo ultima vince sulla coppia di due col due del palo e il possessore della napoletana ha diritto a bere… a meno che…
- Napoletana del palo: l’altro giocatore ribatte con la napoletane del palo (asso, due e tre del seme del palo). A questo punta la persona entra prepotentemente nel gioco e si beve l’agoniato bicchiere di birra.
Lo Jummo, questo sconosciuto….
Ma cos‘è questo jummo? Praticamente lo jummo è colui che non beve. Nella leggia, esistono due tipi di jummi:
- Lo jummo di diritto: è colui che non avendo carte buone, non riesce ad entrare nel gioco. Gli altri giocatori, sono obbligati a non fare bere, questo sfortunato uomo, finché lui non avrà delle carte decenti per potercela fare da solo. E’ vivamente consigliata una serie di prese per il culo alla suddetta persona. Se lo jummo rimane uno solo, gli altri giocatori, possono fare squadra per non far entrare mai quest’ultimo nel gioco. Nel campo professionistico, questa tattica potrebbe essere punita con una coltellata.
- Lo jummo acquisito: durante il gioco, un giocatore è obbligato a portarsi jummo almeno una persona a sua scelta. Le ragioni di questa scelta sono varie: sgarro durante il gioco; voglia di prenderlo in giro; sgarro durante la vita; simpatia; antipatia…. tutte le scuse sono buone… Nella léggia professionistica, si evita di portare jummo la persona più pericolosa…
Il gioco sembra semplice, ma sotto c’è una psicologia e varie sottigliezze degne delle più importanti trattative internazionali.
Una volta che tutti sono entrati, bisogna fare attenzione a tutto, perché un minimo sgarro deve essere pagato con una bussata a modo.
Il sangiovannese, in questo gioco, diversamente dal sammarchese, non si gioca solo la birra…. SI GIOCA L’ONORE!!!!! Per il sammarchese, fare bere un po’ di birra dal proprio bicchiere, allo jummo di turno è una cosa normalissima e sintomo di amicizia e rispetto. Per il sangiovannese, la stessa cosa è mancanza di rispetto per lo jummo, i giocatori, lo stato, la religione, la fabbrica di birra, la fabbrica di carte napoletane, la signora accanto che si lamenta, la mamma, il padre e i familiari tutti.
In genere, non si mostrano tutti i “pezzi” in una volta. Si attende la mossa della persona portata jumma, per poterlo umiliare con delle bussate assurde…
L’uso del tre, chiamato anche “sconcia joche“, è qualcosa di tattico. Con questa carta può difendere il tuo alleato da attacchi del suo nemico, girando l’invito a persone alleate con quest’ultimo ma non tue nemiche.
In definitiva, la psicologia di questo gioco si impara solo praticandolo e sarà sempre diversa da paese a paese, quindi consiglio a tutti di imparare la cultura del posto ospitante il gioco, onde evitare accoltellamenti e altri inconvenienti spiacevoli.
Per qualsiasi delucidazione, sono disposto ad organizzare partite di léggia con persone principianti, basta che portino la birra….
La morte di Zì Andréje 24 Marzo 2007
Posted by Gaetano in Musica popolare del Gargano.1 comment so far
Lui da buon “maladre” quale era ci ha fatto credere nella sua immortalità, ci ha raggirati, dicendoci che “chi canta e sona non more mai“. Noi lo avevamo creduto, perchè quando suonava dal vivo era sempre grintoso, lucido e, soprattutto, poetico sia lui che la sua inseparabile battente. Noi pensavamo che chi sopravviveva all’inferno di due guerre, non poteva morire, ma adesso, a distanza di un anno dalla sua “prematura” scomparsa, la sua chitarra battente è rimasta da sola, e chiunque avrà il coraggio di provarla a suonare, lei risponderà con suoni diversi da quelli di Zì Andréje, cercando mani contadine…..
Zì Andréje morì anche nel 1954.
Un giorno, mentre era ricoverato a Napoli, la moglie ricevette un telegramma dall’ospedale, che diceva di venirsi a prendere il marito.
La “padrona“, ricevuto il telegramma, penso subito alla morte del marito, e fece suonare le campane in paese.
Una delegazione della famiglia Sacco (composta dalla moglie, la sorella, un cugino e un fratello), andò all’ospedale di Napoli è trovò Zì Andréje che passeggiava in corridoio. Egli vide i parenti e disse: “e voi?“, i parenti risposero (non penso tutti in coro): “preparati la roba, mettila in una valigia e andiamocene, che a Carpino ti piangono, è suonata pure la campana“.
Tornato a Carpino, Zì Andréje, non disse niente a nessuno, e dopo due mesi si presentarono due carabinieri in casa Sacco e dissero alla moglie: “tu devi andare a prendere vostro marito, a Napoli“. La moglie: “mio marito lo siamo andati a prendere, sta in piazza“. Ed i carabinieri non vollero credere alla “padrona“, finché non videro il marito.
Così dopo questa esperienza, Zì Andréje scrisse “lu Sunétte“:
Alla larghe alla larghe tutte a qua ‘tturne
mò che lu vecchje amante je retutnate
cente campane lu jurne pe‘ me sunavane
diceva che jeve morte lu ‘ssassine
ije non songhe morte no so’ viv‘ancore
j’eja campà allu munne pe ‘ma ’sta donne
Quando si parla di prostituzione, L’Eco di Dionisio è sempre in prima fila 21 Marzo 2007
Posted by Gaetano in L'Eco di Dionisio, Post politicamente scorretti.2 comments
Non so se quelle foto sono vere o false, l’unica cosa che so è che non mi interessa cosa fa nel privato un politico, l’unico interesse che ho verso lui è quello che fa nel pubblico.
Comunque pare che Sirchiana sia andato solo a chiedere indicazioni al trans e questo nuovo scoop ci è fornito dall’Eco di Dionisio, l’unico blog che non va a puttane, ma le puttane vanno da lui.
Guarda la vera foto su L’Eco di Dionisio (tu parri… je tu ti senti!)
Corso di inglese base – Collaborazione tra un’azienda interinale e una di formazione (Aiuto!) 21 Marzo 2007
Posted by Gaetano in Piazza caduti del lavoro.add a comment
Ho deciso di mettere anche questo corso nella rubrica, perchè fa parte della iter per poter cercare lavoro e non trovarlo.
Stamane sveglia alle 7,30, perchè alle 9 dovevo essere in un Hotel a 5 stelle, per un corso di inglese base. Quando seppi che il corso si teneva lì, avevo qualche dubbio, infatti stamane chiamo all’azienda di formazione per chiedere lumi. Stupito mi dirigo verso l’hotel.
Nelle intenzioni degli organizzatori questo doveva essere un corso, in cui pertecipavano 10 persone che non avevano mai sentito una parola di inglese, a parte la canzone del Titanic.
In realtà, alla partenza siamo solo 5, di cui 4 laureati o laurendi e una…. non ho capito cosa cercava dalla vita.
La professoressa, se così si può definire, è una ragazza della mia età laureata in lingue, che come tutti sbarca il lunario dov’è possibile. Non è bella, ma con qualche chiletto in meno avrebbe un suo perchè. Io già immaginavo il mitico spogliarello di Edvige Fenech che faceva ripetere agli alunni tutti gli indumenti che toglieva in inglese, e al momento in cui mostrava le tette, gli studenti rispondevano in coro “boooona”. Peccato, sarà per il prossimo corso.
Il corso è un po’ tarallucci e vino, la tipa l’hanno chiamata due giorni fa, e noi siamo tutti tra l’incerto e il mò vediamo…. cioè, né carne e né pesce… però io… un po’ pesce lo sono.
Andiamo alla presentazione dei corsari:
- io: il più bello di tutti!!!!!
- P.: Foggiano col viso simpatico ma coglione, sembra il cantante dei Sistem of Down… Quando legge l’inglese sembra la famigerata cassetta del pet…. Listen and Repet.
- N.: Siciliano laureato che è venuto a Parma a trovar fortuna, ma al massimo a trovato una serie di lavoretti.
- E.: albanese che quando parla sembra che pianga. La sua pronuncia in inglese: mmmfffmsmsmsikdifjjjjjj….NON SI CAPISCE UN’ACCA!!!!!!!!!!!
- El.: Ragazza di Napoli che aspira a diventare segretaria. Bella, come può essere bello un calcio nei bassifondi. Baffi, Brufoli, Capelli tipo le reginette di Barilla (siccome non tutti conoscono quel formato di pasta, cliccate) e praticamente non se la cava con l’italiano, figurarsi l’inglese.
Comunque passo otto ore quasi piacevoli in quel hotel, il corso durerà per 15 giorni, e domani dovrò tornare lì alle 9… quasi quasi prenoto una camera.
P.S. Nei commenti troverete l’evolversi di questo pazzo pazzo corso…. Clicca nei commenti qui in basso.





