Foto del Mese – Maggio 2007 30 Aprile 2007
Posted by Gaetano in Diario di sordo, Musica popolare del Gargano, Piazza caduti del lavoro.6 comments
Questo è il mese dei lavoratori, quindi ho voluto dedicare l’immagine principe della barra laterale ad un mestiere che io trovo poetico, ma che però sta scomparendo: il pescatore.
La foto si riferisce a dei pescatori che stanno rattopando le loro reti ed è stata scattata nel centro storico di Manfredonia un po’ di anni fa.
Il pescatore è un tipo rude, ma che vive in simbiosi con un elemento della terra, parte la mattina, ancora quando è notte e spera che Sant’Andrea (protettore a Manfredonia dei pescatori), gli faccia fare un buon pescato.
Mestiere duro, ma che i più cocciuti non possono abbandonare per non abbandonare il loro elemento vitale: il mare.
Adesso, tutti vi aspetterete che metta il testo de Il Pescatore di De André o della quasi omonima canzone di Bertoli. Ma io vi frego tutti, mettendo un bellissimo canto garganico:
Mamma mamma Mamma mamma me more me more
vurrije na cosa ca’ mmere ce stè.Se vulariss la seccetell mo ijeme
a mmere e lu ijeme a ppegghje.Che brutta mamma cà ténghe ije
nun mà capite la malatije.Mamma mamma me more me more
vurrije na cosa ca’ mmere ce stè.Se vulariss lu sbarruncill mo ijeme
a mmere e lu ijeme a ppegghje.Che brutta mamma cà ténghe ije
nun mà capite la malatije.Mamma mamma me more me more
vurrije na cosa ca’ mmere ce stè.Se vulariss la tregghjezzole mo ijeme
a mmere e lu ijeme a ppegghje.Che brutta mamma cà ténghe ije
nun mà capite la malatije.Mamma mamma me more me more
vurrije na cosa ca’ mmere ce stè.Se vulariss lu marenere mo ijeme
a mmere e lu ijeme a ppegghje.Che bella mamma cà ténghe ije
me l’ha capite la malatije.
Di questo canto popolare, leggendo il libro di G. Rinaldi e P. Sorbero: La memoria che resta (bellissimo libro dedicato alla situazione del bracciantismo a Cerignola, paese natio di Di Vittorio) ed ascoltando il CD incluso nello stesso, scoprì una versione dove la ragazza cercava qualcosa nell’orto che non era il marinaio, ma l’ortolano e la mamma, invece dei pesci, le proponeva vari ortaggi (non fate allusioni strane, si parla di cose serie).
Non ho nient’altro da dire, oltre che Buon primo maggio a tutti! Io lo trascorrerò lavorando. E voi?
Appunto: alle 15 atterra un’aereo 30 Aprile 2007
Posted by Gaetano in Diario di sordo, Silenzio parla R..3 comments
Con una mossa tattica degna del miglior Zeman, R. (la mia padrona) oggi torna in Italia per fare l’ingegnera.
Alle milioni di ragazze che hanno sperato nella sua lontananza, per avvicinarsi a questa “sort’” di maschione, dico: “peccato, avete perso una buona occasione…“
Cinque libri II (che poi diventano sei) 27 Aprile 2007
Posted by Gaetano in E che non si dica che non so leggere.4 comments
MrCima mi ha mandato un meme: I cinque libri delle tua vita. Io, disciplinatamente, l’ho compilato e l’ho invitato ad altri 5 blogger:
Albe – Direttore (ir)responsabile dell’Eco di Dionisio
Ipokuto
Djobi
Uto88
Piero de “La Cazzetta della Sera”
Ma in tutto questo fremere letterario, mi sono dimenticato del libro più importante della mia vita: la mia tesi di laurea. Quindi vi consiglio vivamente un altro libro che vi aprirà i confini del mondo….
Lupo Sordo – La politica dei prodotti tipici nei parchi nazionali: il Parco Nazionale del Gargano.
Definito lo “sperone d’Italia”, il Gargano si trova a meridione della penisola italiana ed appare come un promontorio proteso verso il mar Adriatico.
Situato nella parte settentrionale della Puglia, l’intera area protetta è collocata all’interno della provincia di Foggia.
Il territorio del Gargano è ben distinto dal resto della provincia, infatti, esso è diviso dal Tavoliere delle Puglie ad Ovest dall’ultimo tratto del fiume Fortore ed a Sud-Ovest dal torrente Candelaro, mentre il resto del promontorio è bagnato da Nord-Est a Sud-Est, cioè dalla Torre del Fortore fino al Golfo di Manfredonia, dalle acque dell’Adriatico.
I prodotti tipici come beni in grado di tutelare l’ambiente e come mezzo di promozione dell’Ente Parco. Tutto questo dimostrato attraverso il caso specifico del Parco Nazionale del Gargano. Dopo una breve analisi del territorio di studio, della sua situazione economica e dell’Ente che lo gestisce, la tesi analizza le varie iniziative che l’Ente Parco Nazionale del Gargano ha progettato per promuovere i suoi prodotti tipici.
Capolavoro assoluto del filone “prendi la laurea e scappa!”
Cinque libri 24 Aprile 2007
Posted by Gaetano in E che non si dica che non so leggere.10 comments
MrCima mi ha passato un meme: i cinque libri della tua vita. A dir la verità, nella mia vastissima ignoranza non sapevo cos’era un meme, ma poi ho capito: è una specie di catena di Sant’Antonio (mi passerete il termine). E così, alle due di notte, incomincio a scegliere i libri: mi avvicino alla libreria e rivedo vecchi amici che mi hanno fatto compagnia, così mi viene voglia di rileggerli tutti, ma sul mio comodino, da febbraio, c’è la biografia di Carlo Magno che devo finire, ma che non riesco a finire…
In allegato vi propongo cinque libricini che avrò letto sicuramente più di cinque volte, a parte il libro di Marquèz che l’ho comprato solo l’anno scorso.
Tiziano Sclavi – Non è successo niente
Un telefono che suona. E’ nero, di vecchio tipo, ma questo non ci fa capire in che epoca siamo, che non ci sono più epoce.
Dellamorte è sotto la doccia e non lo sente. Gnaghi, che ha appena finito di costruire il teschio di plastica fosforescente, risponde e dice:
“Gna.”
Il telefono dice:
“Buongiorno a lei. Sono del centro informazioni. Posso darle qualche informazione?”
Romanzo volutamente sgrammaticato (un po’ come i miei post), una bellissima autobiografia dell’autore di Dylan Dog, dove racconta lo Sclavi fumettista e lo Sclavi romanziere, che poi sono le stesse persone, ma con problemi diversi.
Oltre alle storie dei due protagonisti (Tom e Choan), nel romanzo sono raccontate un’altra serie di storie dove i personaggi risultano anche più instabili dei protagonisti.
Il libro si legge tutto di un fiato ed è l’esempio di come si fa un autobiografia senza annoiare chi sta leggendo.
Gabriel Garcìa Màrquez – Cent’anni di solitudine.
Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendia si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio. Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva del fiume selle acque diafane che rovinano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.
Marquez racconta la saga familiare dei Buenda dove in cent’anni si alternano i José Arcadio (gli estroversi) e gli Aureliani (gli introversi).
Cosa dire di un libro di cui è stato detto tutto? Secondo me nel microcosmo che è Macondo (il paese fondato dai Buenda), è un po’ racchiusa la nascita, l’evoluzione e la distruzione del mondo.
Il libro è bellissimo e se non lo avete ancora letto, alzate il culo dal computer e procuratevelo…
Robert M. Pirsing – Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta.
Senza togliere la mano dalla manopola sinistra vedo dal mio orologio che sono le otto e mezza. Il vento, anche a cento all’ora, è caldo e umido. Chissà come sarà nel pomeriggio, se già alle otto e mezza c’è tanta afa.
Nel vento ci sono gli odori pungenti degli acquitrini ai margini della strada. Ci troviamo nella zona delle Pianure Centrali, piena di pantani, ideali per la caccia alle anitre; veniamo dal Minneapolis e andiamo a nord-ovest, verso i due Dakota.
Me lo prestò mio cugino che, pur avendolo comprato, si scocciava a leggerlo. Il libro è ancora in mio possesso e non ho assolutamente intenzione di restituirglielo.
Nel romanzo si intrecciano tre libri: un romanzo On the road, dove il protagonista gira parte dell’america a cavallo della sua moto assieme a suo figlio; Un manuale zen sulla manutenzione della motocicletta; la storia di Fedro e della sua ricerca della qualità, che lo porterà alla pazzia.
Di difficile lettura ma riesce lo stesso a tenerti incollato alla carta.
Carlo Levi – Cristo si è fermato a Eboli.
Sono passati molti anni, pieni di guerra, e di quello che si usa chiamare la Storia. Spinto qua e là alla ventura, non ho potuto finora mantenere la promessa fatta, lasciandoli, ai miei contadini, di tornare fra loro, e non so davvero se e quando potrò mai mantenerla. Ma, chiuso in una stanza, e in un mondo chiuso, mi è grato riandare con la memoria a quell’altro mondo, serrato nel dolore e negli usi, negato alla Storia e allo Stato, eternamente paziente; a quella mia terra senza conforto e dolcezza, dove il contadino vive, nella miseria e nella lontananza, la sua immobile civiltà, su un suolo arido, nella presenza della morte.
Il romanzo racconta l’esperienza d’esilio dell’autore in Basilicata.
Nella Basilicata raccontata da Levi, ho riconosciuto il meridione, con le sue gelosie, i suoi problemi ma anche i suoi pregi.
Trovo questo libro, poetico e veriterio e me ne innamoro sempre di più ad ogni lettura.
Enrico Noviello – Andrea Sacco suona e canta (storia di un suonatore e cantatore di Carpino)
A Carpino si cantano i sonetti.
La principale funzione sociale dei sonetti cantati era anticamente quella di “portare la serenata”.
Di Serenate, Andrea Sacco non se ne perdeva una: se lo venivano a chiamare i compagni, scendeva immediatamente con la battente, qualsiasi cosa stesse facendo, da giovane come quando era più in là con gli anni.
Nel periodo dell’informatizzazione, ecco un libro che riprende la storia orale. Il Noviello non si limita a raccontare l’artista, ma scende in profondità, facendoci conoscere l’uomo tramite un’intervista molto informale. Il risultato che ne esce è uno spaccato di quella cultura contadina, una volta egemone nel meridione, ma che adesso va scomparendo.
Tra gli anziani cantori di Carpino, Andrea Sacco è l’unico con cui non ho avuto il piacere di parlare e discutere di musica, ma questo libro me lo rende vivo, e mi fa sempre più affezionare a questo vecchietto che ci ha lasciati un anno fa.
Giusto perché sono buono, vi metto anche uno spezzone:
Me vurria truà ‘n ciéle me trove
me trove dinte a n’orte di vijole
ma pe crijanza non ne tocche une
j’éje fatte a lite pe lu sole
ije vuléve cuntà li stelle a une a une
li stelle non ce contene a une a une
ce contene a centenaja de meliune
Adesso devo infettare anch’io cinque blogger con questo meme… Questo mi è difficile, visto che sono blogger da pochi mesi e non sono “inserito”, ma non mi scoraggio ed invito anch’io 5 blogger, di cui uno non conosco e uno non so se partecipa visto che il suo blog parla di altro, ma io ci provo.
Ecco i nomi della lista (non è obbligatorio partecipare, ma io mi sono svegliato presto per farlo):
Albe – Direttore (ir)responsabile dell’Eco di Dionisio
Ipokuto
Djobi, così torna a scrivere nel suo blog.
Uto88
Piero de “La cazzetta della sera”
Una scelta di campo (se l’avesse davvero fatta Berlusconi adesso avremmo un agricoltore in più) 23 Aprile 2007
Posted by Gaetano in Economia e marketing del duepuntozero, Post politicamente scorretti.4 comments
Il mio bilancino politico pende verso una lato, questo è scontato. Ma, le cose poco serie non mi interessano. La cosa più seria della mia vita è R. ed io in questo piccolo spazio web non potevo esimermi dal parlare di lei. Nel diario di bordo siamo andati a Roccacandita, dove la politica è un litigio tra parenti e lì diventa una cosa seria, ma i partiti italiani, oltre a farti disinteressare della politica, la fanno diventare una gara a chi mostra meglio il suo faccione.
Nonostante sin da piccolo ho avuto le mie idee politiche ben precise, oggi alla veneranda età di 19 anni* ho deciso di non votare più per i partitucci parlamentari, ma ho deciso di votare per il Partito personale di Piero, autore della Cazzetta della sera. Ecco i punti programmatici che ci propone il nostro blogger:
Telefonini con la scossa elettrica per i minorenni
Ho in mente quest’idea tecnologica per dare uno stop ai ragazzetti presuntuosi quando superano i limiti della buona condotta. Gli adulti avranno uno strumento per fermarli. Basta semplicemente mandare un messaggino con scritto “scossa” al telefono dell’interessato e questo prenderà una bella scarica che lo farà rinsavire di colpo. Il bello è che nonostante il ragazzo si accorgerà del problema, non riuscirà a staccarsi dal telefonino per risolverlo, perché sentirà il bisogno di telefonare al compagno di banco per raccontarglielo. E via di nuovo con un’altra scossa terapeutica.Ritiro immediato dall’Afghanistan e invasione della Svizzera
Le forze armate italiane verranno concentrate per invadere la più grande cassaforte del mondo.
Che poi è lì al confine e nessuno ci ha mai pensato.
Con la scusa dell’invasione portiamo via tutti i danari. L’anno dopo ammettiamo di non aver trovato armi di distruzione di massa e facciamo tornare a casa i nostri soldati. Restituendo indietro il formaggio e la cioccolata rubata per distogliere l’attenzione dal danaro che abbiamo in saccoccia.Abolizione delle tasse e abolizione dei ricchi
Le tasse devono essere abolite ma nessuno potrà accumulare soldi oltre i 30 mila euro (a parte la casa). Così ci sarà una perfetta redistribuzione del reddito perché quelli che accumulano capitali saranno costretti a spenderli subito dando nuovo impulso all’economia. Nel frattempo i più poveri si saranno inventati un mercato di servizi superflui per migliorare la vita dei ricchi. Ma sicuramente non si resta né ricchi né poveri molto a lungo e si oscilla nell’equilibrio magico dell’economia del benessere.Servizi telefonici gratuiti, ma le telefonate di chi parla troppo possono essere diffuse al pubblico
Questo meccanismo consente di limitare in maniera saggia l’uso del telefono permettendo di fare soldi vendendo ai giornali scandalistici le intercettazioni di quelli che telefonano troppo. Che poi sono le solite categorie odiate dall’elettore medio: gli arbitri, Moggi, i magnaccia e le suocere.Eliminazione della raccolta differenziata, e di tutta l’immondizia in genere
Il cittadino dovrà provvedere personalmente allo smaltimento dei rifiuti. Due sono le soluzioni: o si arrangia da solo seppellendo le scorie nel giardino del vicino (poi voglio vedere se sarà ancora così verde) oppure si rivolge a un mercato di libera concorrenza della nettezza urbana.
Questo è un programma coi fiocchi direi, ma se proprio non volete spostarvi dalle vostre idee politiche, visitate il suo blog, ne vale proprio la pena:
La cazzetta della sera: notizie false, esagerate e tendenziose atte a turbare l’ordine pubblico.
* [qui l'autore mente sapendo di mentire]
Appunto: consumatori esigenti 22 Aprile 2007
Posted by Gaetano in Piazza caduti del lavoro.3 comments
Lavoratore part-time: “Scusi, ma se è una truffa, perché viene qui a farsi rubare i soldi?“
Cliente: “Tento la fortuna…“
????????????????
La gente è strana…
Sunétte 21 Aprile 2007
Posted by Gaetano in Musica popolare del Gargano.3 comments
Pigghiete questa lettere che ije t’ammanne
l’éje scritte allu mare profonne
l’eje scritte piangénne e lacrimanne
pe li lacrime tue lu mare c’abbonde
da amice e da parénte abbandunnate v’hanne
dicevene che pe voje non c’è più monde
quanne li forze vostre vanne a mancare
tanne ce rivedéréme a javte monde
Diario di bordo di un viaggiatore low cost 19 Aprile 2007
Posted by Gaetano in Storie.10 comments
Il volo Parma – Stansted:
Dio benedica la Ryanair, da quando c’è questa simpatica compagnia irlandese, tutti noi possiamo viaggiare per l’Europa a minime spese. Io mi immagino gli amministratori delegati di questa compagnia, ogni giorno a bere birra ed ad estrarre i fortunati posti che viaggeranno ad 1 centesimo. Così prendo il volo Ryanair che da Parma va a London Stainsted, ci metto due ore per arrivare nella capitale brittanica.Le assistenti di volo sono delle vere cesse e parlano solo l’inglese, cosa molto ingiusta, visto che in Italia per fare questo lavoro devi conoscere almeno un paio di lingue. Gli annunci, anche i più importanti sono soltanto in lingue inglese. “Che palle”, penso io… Quelle che mi gratto quando gli assistenti di volo, fanno la solita coreografia per indicarci le uscite di sicurezza. Gli unici messaggi in italiano sono quelli pubblicitari… potere del business… Volo tranquillo, atterraggio un po’ brusco, ma almeno sono vivo…
Trasporto Stansted – Londra:
All’aeroporto di Parma una ragazza carina mi ha consegnato un dépliant con gli orari dei bus Terravision… Quindi arrivo a Stansted con un bagaglio di conoscenze adatte: so cosa prendere e conosco gli orari. Ma all’arrivo al piazzale dei bus mi guardo intorno in cerca di qualcosa e un ragazzo, vedendomi indeciso, mi ferma e mi fa: “Can I help you?“… Frase di facile comprensione, che anche un imbecille come me capirebbe… Ma io, nonostante avessi bisogno di aiuto rispondo di no… Mi fermo un attimo e penso: “come no!!! Non ci stai raccapezzando niente! Sì, ti serve aiuto!!!“… Blocco il tipo e gli dico, in Italiano: “Come no! Sì! Sì! Sì!“
Il ragazzo mi fa: “sei italiano?“
“Certo“, rispondo io, così scopro che per la Terravision lavorano solo italiani. Mi chiede dove voglio andare e mi indirizza verso l’autobus parcheggiato lì vicino che mi porterà a Liverpool Street…
Il pilota del bus è un piccolo Shumacher che guida a sinistra, non ci raccapezzo niente, ma va bene lo stesso… Mi godo un po’ di campagna inglese e, entrando a Londra, noto che in questa città si usa molto il prato all’inglese… Chissà perché?
Londra:
A Liverpool Street aspetto R., e mentre l’aspetto noto che gli inglesi sono autisti a dir poco spericolati, sfrecciano per tutta la città in direzione sbagliata… Un pensiero mi assale: “e se avessero ragione loro?“
Mentre sto seduto su una panchina (una delle poche che c’è a Londra… noi italiani siamo più pigri) ad aspettare l’arrivo di R., una ragazza mi chiede indicazioni… AIUTO!!!! Mi domanda, in inglese, dove passa il bus per Stansted, le faccio segno che passa lì vicino – “ok, questa è andata…” – poi mi chiede quando c’è l’ultimo bus… PANICO!! Cosa cazzo le rispondo… Aguzzo un I don’t Know maccaroneccio, lei mi guarda tristemente e mi dice Tank You…
La ragazza con aria sconsolata si posiziona dove le ho indicato io e aspetta… Mentre la vedo, ho un colpo di genio (a volte capitano anche a me): IL DÉPLIANT CHE MI HANNO DATO ALL’AEROPORTO DI PARMA!!! In quel momento però sorge un altro problema: Come faccio a spiegarglielo? Mi avvicino col dépliant in mano e le faccio: “Excuse me, I have this…“, le indico i viaggi da Liverpool street a Stansted, la ragazza fortunatamente capisce e mi ringrazia… Io non le rispondo prego. No perché sono maleducato, ma perché non so come si dice…
Il mio primo rapporto in lingua inglese a Londra è andato bene! Bravo Lupo!!!!
Finalmente arriva R. che mi porta a casa sua… Cosa dire del quartiere dove abita la mia amata… Bello, caratteristico, ma decadente… La mia padrona mi spiega che la zona si chiama West End e che qui ci abitano gli immigrati, infatti faccio fatica a vedere un volto tipicamente inglese… Il quartiere è pieno di negozi etnici le case sono basse e a mattoncini, la manutenzione e la cura di quest’ultime è molto approssimativa.
Casa di R. è un dormitorio in stile col quartiere: decadente e a mattoncini. Nelle scale c’è un inquietante puzza di gas, quando le chiedo di questa puzza, lei mi risponde che è normale e che quando ha affittato la stanza, il padrone di casa le ha risposto allo stesso modo… mi tranquillizzo (forse)…
Vista l’ora tarda e la stanchezza di entrambi, decidiamo di non uscire di casa la sera, mangiamo un piatto di spaghetti e andiamo a dormire nel suo splendido letto (un materazzo appoggiato a terra).
L’indomani prendiamo la tube e ci dirigiamo verso Westminister, non appena esco fuori mi si pone davanti il big ben, guardo l’ora e noto che va un minuto avanti, non sono poi così precisi sti londinesi…
Westminister è la zona dove ci sono tutti i centri di poteri, nel l’arco di pochi chilometri si incontrano il parlamento, Scotland Yard, Buckingam Palace, Dowing Street etc è inutile dirvi che sembrava sotto assedio, vista la marea di carabinieri inglesi, tutti col loro fucile di ordinanza, che presidiano quella zona.
Per un paio d’ore di sonno in più mi sono perso il cambio della guardia a Buckingam Palace, in compenso mi godo le guardie della regina e penso: “Ma non si sento ridicoli con quel coso in testa? A cosa cazzo servono!?” Infatti, per far notare l’inutilità di questa armata, all’ingresso del cancello ci sono i soliti poliziotti con mitra spianato… Ho timore anche ad avvicinarmi, visto che per me hanno la faccia di chi spara a vista… Già mi prefiguravo la scena: I poliziotti che mi intimano l’ALT ed io che dico: “I’m not a terrorist! I’m Italian! This barba? I don’t have gillette!!!! Beckam yes, but I no!!“… Fortunatamente sono più abituati loro ai turisti che noi ai mitra e non puntano il cannone su nessuno, anzi, si fanno anche fotografare…
Il pomeriggio lo passiamo lungo il Tamigi, verso il London Bridge… Posto bellissimo, lì le guardie vanno scemando, prendiamo una birra, attraversiamo un paio di ponti e ci dirigiamo verso la City!
La City è un posto molto moderno, accanto alle tipiche case inglesi si trovano palazzi, sedi di aziende, il grattacielo più caratteristico è “il suppostone“, dal nome avrete capito la forma e se non avete capito vedete la foto qui accanto, nella city si trovano i tipici gentlemen inglesi, tutti ingravvattati e molto gentili. Mi pento di non aver portato curriculum, non si sa mai…
Sul tardi, esausti, torniamo a casa e decidiamo di mangiare fish and chips… Peccato che il fish sia merluzzo, pesce di cui sono allergico, mi limito a cenare con le chips…
Il giorno dopo per mezza giornata giro da solo per Londra, visto che R. lavora, decido di visitare ciò che non ho visto il giorno prima. Prendo la tube sempre per Westminister, non mi fidavo di scendere in luoghi a me sconosciuti, e noto che ogni tanto nella metropolitana una vocina ripeteva continuamente: “Mind the gap“. Sarà qualche attacco terroristico? No: a Londra alcune stazioni si fermano in curva e si forma un gap tra il treno e il marciapiede, quindi bisogna stare attenti a quel gap. Sceso alla stazione, decido di cambiare strada, per vedere ciò che non ho visto e mi batto a tappeto l’altra metà del fiume a me sconosciuta. Nel mio girovagare londinese rischio di essere investito un po’ di volte, visto che, nonostante l’avvertimento su dove guardare (in genere nei marciapiedi londinesi ti avvertono con delle scritte: look left – look right), io, imperterrito, attraversavo al modo italiano, vedendo da tutt’altra parte.
Riesco, senza volerlo ad arrivare nelle zone di Covent Garden, secondo me la parte più bella di Londra. Lì incontro mimi, ragazzi, tetri, locali, signori ingravattati… Bellissima Covent Garden, vicino ad un locale c’è un quartetto che suona musica classica… Rimango incantato da tutto ciò.
Nel mio passeggio senza senso, noto delle persone che per mestiere fanno le insegne pubblicitarie: in pratica questi esseri sfortunati, stanno ore e ore a mantenere un cartello con la pubblicità di un ristorante, di un teatro, di un negozio o di qualsiasi altra attività commerciale. Mi chiedo: “Chissà quando prendono? Ma ce l’avranno la National Insurance? E i sindacati?“
Nel pomeriggio incontro R. e decido che non ne ho avuto abbastanza di Convent Garden e la visitiamo assieme in maniera più approfondita… Me ne innamoro sempre di più e la mia dolce metà mi racconta che il fine settimana questa zona è piena di vita.
Intorno alle otto, entrambi esausti, ritorniamo a West End, dove ci aspetta un piatto di pasta…
L’indomani alle 6 ci svegliamo, faccio compagnia a R. finché non va a lavoro, mi preparo e mi avvio verso Liverpool Street, dove c’è il bus che mi riporterà a Stanted.
Il volo di ritorno:
Il volo di ritorno è stato un attimo più traumatico, nella partenza, prima di prendere una traiettoria stabile l’aereo fa varie virate. Il capitano, questa volta abbozza qualche messaggio in italiano oltre alle pubblicità e nel ritorno a Parma prima di atterrare l’aereo gira attorno all’aeroporto, facendomi preoccupare oltre il livello preoccupabile…
Io no spik Inglish! 18 Aprile 2007
Posted by ledd in Storie.12 comments
come ben sapete l’amministratore del suddetto blog denominato “Antonio” (il blog, non l’amministratore) si è momentaneamente recato Oltremanica per qualche giorno.
Ora, sorvolando su una mia personale nonché opinabilissima opinione che, oltre la Manica, altro non v’è che il Polsino (e perciò: che c*** ci vai a fare?), qualcosa mi dice che molti di voi si stiano chiedendo come se la stia cavando il nostro in terra anglofona. Soddisferò dunque la vostra curiosità.
Lupo è giunto Lunedì pomeriggio all’aeroporto di Istrgkftrofld (no, non è un errore di battitura: è proprio il nome che lui stesso m’ha confermato, prima di partire!). Lì è stato prontamente accolto dalla Famiglia Reale al gran completo (oserei dire “in pompa magna”, ma evitiamo…). Sua Maestà Elizabeth II gli è andata incontro per prima, insinuando subito un angoscioso dubbio nella mente dell’italo-sangiovannese: “Ma se è Elisabetta Seconda, perché mi viene incontro per prima? Cazzarola, ma che è passata in testa? E chi ha superato? E mo’ come sarà cambiata la classifica piloti? ‘Ndò sarà finito Raikkonen? Sarà più indietro, nel mucchio… anzi, nella Massa! Uah ah ah ah ah ah…”
E mentre il nostro idiota litigava con una parte della sua mente (quella malata) l’altra parte della mente (quella ancor più malata) era occupata a decifrare le parole che la Regina aveva cominciato a proferire: “Welcome in London, Sir. I hope you have a nice trip in our country”. All’ascolto di quella frase, Lupo ha cambiato espressione per tre volte in stecca: prima perplesso, poi più perplesso, infine completamente perplesso. Dando fondo a tutte le sue energie e cercando di non sforzarsi troppo per evitare di mollare una scoreggia che avrebbe potuto farlo incriminare come terrorista, il nostro uomo prova a rispondere così: “Dankeschen Maestà, but eschiuse muà: where is the cess? The bagn? ‘Nsomma… dovrei pisciare, che in aereo era sempre occupato e stavo per farla nel sacchetto del vomito… solo che era già pieno! Guardi qui!”
Dal sacchetto è risultato impossibile ricostruire con esattezza il pranzo del nostro buzzurro; a tutt’ora, Scotland Yard è al lavoro per capire cosa mai abbia ingurgitato quest’uomo prima di salire in aereo (anche se Sherlock Holmes sostiene che la domanda da porci sarebbe non “Cosa”, ma più che altro “Come” ha mangiato… a breve se ne dovrebbe sapere di più). Tornando alla Regina, è svenuta alla vista del sacchetto ed è stata prontamente portata via da un medico dell’ OnethousandEighteen (!) in rianimazione; le condizioni non destano preoccupazione (quelle del medico, s’intende).
A questo punto, s’è fatto avanti il Principe Carlo. Con tutto il suo charme, la sua eleganza e provando a parlare un po’ dell’idioma del nostro Lupazzo, l’erede al trono d’Inghilterra esordisce: “IIIIIIIIIIIIIIH! SBRUUFFF! Ma kome si permete? My mommy è vecchia bacucca! Se you fa questi skerzi, lei muore e poi io deve diventare new Re! Sei crazy? Nun ce penso manco pe’ nniente!”. Lupo non si scompone, riprende in mano il sacchetto e lo porge al Principe dicendogli” Ah Carlo! Scusa, ma ho dimenticato il fieno! Tiè, piglia questo che è ottimo pure come mangime!”. Il Principe allora lo guarda perplesso, replicando: “Io non capire!”. E Lupone: “Mi stai prendendo per il culo? Con quelle parabole satellitari che hai a posto delle orecchie, dovresti sentire pure gli ultrasuoni dei cani! Anzi, mo’ che mi ci fai pensare, dovrebbe esserci la semifinale di Coppa d’Inghilterra! Vie’ qua, mettiti con i padiglioni verso sud che voglio vedere Mourinho in diretta, su!” Al rifiuto del Principe, Lupo afferra il sacchetto e lo rovescia addosso all’erede al trono il quale, rimasto impassibile, commenta: “Mmm… però! It’s like porridge! IIIIIIIIIIH! SBRUUUUFFF!”.
A quel punto, si fa avanti il principino Harry, vestito da naziskin e armato di baionetta. Il nostro, vedendo che il rosso lo sta caricando, non si scompone più di tanto: s’abbassa i pantaloni, tira giù le mutande e volta le spalle al nemico. Harry, credendo che Lupo voglia farsi beffe di lui alla stessa maniera degli scozzesi di Braveheart, s’incazza ancora di più e carica con più vigore. Al momento, si trova accanto la Regina, sotto cura per avvelenamento da gas…
Tocca allora a William ricevere il nostro, ma non ha il tempo di proferire parola che Lupo si dedica immediatamente alla sua girlfriend Kate: “Saaaalve signorina! Piascere, mi chiamo Lupo… sa che gli italiani sono dei graaaandi amatori? A lei piace la mazza italiana?”. Molti di voi avranno intuito la ragione per cui, all’inizio di questa settimana, la stampa inglese s’è scatenata alla notizia che Will, con un comunicato stampa della Famiglia Reale, annunciava che tra lui e Kate era finita…
Proprio mentre il nostro sta per andare via con Kate, sbuca da dietro l’angolo la sua adorata R. che, dolcemente, gli urla: “AAAAAMOOOOOOO’! Che shta ‘a ffà? Vieni subbito qui!”. Ed il povero Lupo si ritrova così con un pugno di mosche in una mano ed il sacchetto di vomito nell’altra, mentre la sua dolce metà, gentilmente, lo porta via, verso nuove avventure in territorio londinese, trascinandolo per un orecchio: “Nun te se po’ lasciare solo un momento, che guarda qua che me combini? Ma io te shtacco la testa, sa?”.






