jump to navigation

Il mostro halloween 31 Ottobre 2007

Posted by Gaetano in Non ci facciamo mancare niente.
20 comments
Stanotte si festeggia halloween… Uh madonna che bello! Che Bello! Che Bello!
Che bello un corno! La società dei consumi ha creato un ulteriore mostro, fatto di ragazzini vestiti da mostri che vanno in giro a chiedere dolcetti, incuranti della loro prossima obesità e questo ve lo dice una persona che ha fatto della golosità una sua ragione di vita.
L’unica cosa che salvo di questa festa consumistica, che poco ha a che fare con la nostra millenaria cultura mediterranea, sono le strisce di Schulz con Linus che passa la notte nel campo di cocomeri ad aspettare il grande cocomero (a proposito, che poi questa del cocomero è una libertà che si è preso il traduttore, in realtà il grande cocomero è una zucca, come ci fa notare Artemisia), e lo speciale di halloween dei Simposon, il resto secondo me è spazzatura consumistica, fatta per darci un ulteriore festa con il solo scopo di aumentare gli acquisti di cose inutili nei supermercati e di organizzare serate a tema nelle discoteche, con ingresso minimo 30 euro.
L’Italia non aveva bisogno di questa festa, avevamo già il due novembre, festa dei morti, che nei miei ricordi di bambino per suggestione non aveva niente da invidiare a questa cosa.

Io il due novembre me lo ricordo come il giorno in cui i morti lasciavano le proprie tombe e tornavano nelle loro case. La tradizione voleva che si doveva imbandire la tavola con cibarie per far ristorare i morti, ricordo mia zia che giurava che nonno era tornato a casa e aveva mangiato il formaggio, le olive e il pane che lei aveva lasciato. Non le ho mai creduto, ma mi piaceva pensare che fosse tutto vero. Tradizione, quella di imbandire le tavole, che non era solo garganica o pugliese, come ho scoperto da questo post di Mitì Vigliero, ma era ben radicata in molte zone della penisola.
L’autunno inoltrato, il ritorno dell’ora solare, la scarsa illuminazione che il mio paese aveva in quegli anni, rendeva il tutto spettrale. Ricordo che ci riunivamo noi bambini davanti a casa e ci raccontavamo le storie dei morti. Come quello che si attardò a tornare a casa e venne portato nella tomba da qualche parente morto; come quella signora che si accorse che si diceva messa nella cappella del cimitero, ma venne cacciata da una parente defunta, perché quella era la messa dei morti; come quel panettiere che vide passare davanti al suo esercizio una processione fatta di soli scheletri. Mia madre non voleva che stavamo fuori fino ad ora tarda perché i morti ci avrebbero portato con loro al cimitero. Ricordo una mia amichetta che era rimasta in sveglia tutta la notte per rincontrare i suoi nonni defunti, che purtroppo non si materializzarono, ma la madre le disse che non erano tornati per non farsi vedere da lei.

In ogni finestra del paese c’era un lumino acceso, così da regalare uno splendido e lugubre, colpo d’occhio alle buie e strette vie sangiovannesi.
D’obbligo era la tappa alla chiesa di Sant’Orsola, luogo dove in antichità venivano seppelliti i morti e che leggende vogliono che di notte si sentano i loro lamenti. Andavamo lì, accostavamo l’orecchio sul portone, nella speranza di sentire qualcosa, ma non riuscivamo mai a sentire niente. Ma era bello uguale, perché il cuore ci batteva forte e la paura di piccoli abitanti di questo mondo ci assaliva.
Qualche anno fa, mentre parlavo al telefono con mia madre. Mi disse che erano passati dei bambini a fare dolcetto o scherzetto e che lei aveva dovuto comprare dei dolci, perché quei disgraziét minacciavano casa nostra con uova marce.
Ci fossi stato io a casa, uno schiaffo a questi marmocchietti nati e cresciuti nell’epoca del becero consumismo non glielo avrebbe tolto nessuno e se fossero venuti i genitori a lamentarsi, c’è n’era anche per loro.

Commerciale per non ho capito bene cosa, ma tanto non ha importanza 30 Ottobre 2007

Posted by Gaetano in Piazza caduti del lavoro.
15 comments
PARMA, 29/10/2007

Qualche giorno fa ricevo una chiamata da una gentile signorina che mi disse che mi ero candidato come impiegato commerciale, ma che lei mi chiamava per un’altra figura, di commerciale puro presso un’azienda che non ho capito bene qual’era… E’ interessato? Chiaro e tondo le rispondo che in questo momento avrei potuto fare anche lo spazzacamino e che mi andava bene anche una figura di commerciale, visto che pare che in questo mercato ormai saturo sia l’unico sbocco professionale possibile…

Arrivo alle 16 di ieri pomeriggio in questa società di selezione, compilo l’ennesimo inutile modulo in cui mi chiedevano i miei punti di forza e i punti di miglioramento e in cui io scrivo quello che a loro fa più piacere.
Mi fanno attendere all’entrata dove c’erano dei giornali, opto subito per una rassegna stampa di questa società di selezione, per far vedere che ero interessato alla storia della società, e noto la presenza di soli articoli favorevoli che mettevano in luce i meriti di questa società all’avanguardia per quanto riguarda le risorse umane… Mi assale un dubbio: sarà una rassegna stampa chirurgica?
Decido di dedicarmi ad altri giornali, c’era da scegliere tra la Gazzetta dello Sport e il Corriere della Sera. La mia indole seriosa e intellettuale, mi avrebbe fatto pendere verso il giornale rosa (era anche lunedì e c’erano i voti della giornata calcistica), ma per non far magre figura, di maschio italico interessato solo al calcio opto per il corriere, naturalmente leggendo la pagina sportiva.
Poco dopo arriva l’aliena a recuperarmi, una ragazza molto carina e della mia età, ammetto di averle guardato il culo… 6/7 di voto perché sono buono…
L’aliena mi dice che il mio curriculum l’aveva già visto un po’ di volte e mi chiede come mai. Sto spammando l’intero parco aziende italiane, l’avrei voluto rispondere io, ma per paura che non capisse il termine tecnico, ho preferito darle una risposta generica, ma col medesimo significato: “Sto mandando curriculum a tappeto, nella speranza di trovare lavoro il prima possibile“.
Inizia a spiegarmi il lavoro, ma quasi subito mi assale un dubbio e la blocco con una domanda: “serve la macchina per questo lavoro?“. Mi risponde che i primi mesi sì, poi me la passava l’azienda… Le dico che al momento non possiedo un auto e lei stupita mi fa: “ma la mia collega non gliela ha chiesto se aveva una macchina?“… Evidentemente no, altrimenti avrei declinato l’offerta…
Probabilmente, per tenermi buono o forse perché gli ero simpatico, la signorina mi promette di chiamare l’azienda per chiederle se c’era la possibilità di avere sin da subito la macchina aziendale e in caso di una loro risposta positiva mi avrebbe ricontattato per continuare questo colloquio…
Attendo sua chiamata, se non proprio per colloquio, almeno per una pizza… :-)

Breve disserzione sulla musica popolare del Gargano 28 Ottobre 2007

Posted by Gaetano in Musica popolare del Gargano.
18 comments
Purtà la serenata alla zita (alla fidanzata), era in passato un avvenimento rituale così importante da richiedere cantatori e suonatori specializzati. Il committente doveva accordarsi qualche giorno prima con i musicanti per garantirsi quelli più bravi, e così fare una buona impressione alla donna amata. Spesso però la serenata [...] doveva soddisfare un bisogno immediato ed urgente, cosicché accadeva che gli esecutori venissero svegliati nel cuore della notte per aiutare qualche amico o conoscente a cantare la propria dichiarazione d’amore. Di notte, quindi, l’innamorato, i musicanti e gli amici, si recavano nei pressi dell’abitazione della zita e lì restavano fino a tarda ora, se nel frattempo non erano stati richiesti da un altro committente.
[...] Le serenate potevano essere di due tipi: d’amore, in cui l’innamorato (aiutato da altri cantori), esibendosi sotto la finestra della donna amata, esprimeva l’affetto nei suoi riguardi; di sdegno quando, offeso dal cattivo comportamento della zita, le dichiarava apertamente il proprio disprezzo. Queste serenate cosiddette di scontre, che arrecavano offesa alla donna amata, erano piuttosto pericolose per tutta la compagnia, poiché la famiglia della parte lesa rispondeva spesso con atti di violenza all’insulto subito.

Salvatore Villani – Libretto del Cd La Serenata a San Giovanni Rotondo

Musicalmente la tarantella del gargano in confronto ai nostri corregionali salentini, appare ripetitiva e sicuramente più melodica ma, un orecchio attento riuscirebbe a carpire le differenze tra le diverse esecuzioni vocali dei vari cantori che si alternano a cantare i tipici sonetti.
Nel libro di Noviello (Andrea Sacco suona e canta), il vecchio cantore, Andrea Sacco, suoleva ripetere al giovane Noviello che “così come canti, così deve suonare la chitarra“. Ed è questa simbiosi tra la voce del cantore e la chitarra battente che l’accompagna (accordata a seconda della voce del cantore) a rendere sempre diversa e particolare ogni esecuzione… La mia ignoranza in campo musicale non mi permette di parlarvi delle tecniche usate, infatti non voglio soffermarmi a parlare di queste, ma della straordinaria bellezza dei sonetti garganici in generale e carpinesi in particolare. Sonetti, fortemente poetici che riescono a far coabitare in perfetta simbiosi la semplicità della cultura contadina e una ricercatezza poco comune ai testi delle altre tarantelle tramandate oralmente. Faccio parlare queste perle, proponendovi alcuni di essi.

Il sonetto più famoso è sicuramente “come deja fà pi amà sta donna“, ripresa negli anni ‘60 dalla Nuova Compagnia del Canto Popolare e impropriamente conosciuta ai più come tarantella del gargano:

Come deja fà pi amà sta donna
di rosi deja fà nu bellu ciardini
doni di p’intorni le hanno a murari
di preta preziosa e ori fini
mezzo ce la cava na brava funtana
e aja fa corri l’acqua sorgentiva
‘ncoppo ce ‘aja metti n’auciello a cantari
cantava e ripusava bella diceva
e pe te so’ divintato n’auciello
cantava li bellizzi di questa donna
volella’ ci voglio bene e non lo sa
si bene non ci voleva a cantà non ci veneva
bene ce aje voluto a cantà ce sò venuto

Traduzione
Come devo fare per amare questa donna
di rose farò un bel giardino
tutto intorno lo murerò
con pietre preziose e oro fino
in mezzo scaverò una fontana
e farò scorrere l’acqua sorgentiva
soprà glielo metterò un uccello a cantare
cantava e riposave e bella diceva
per te sono diventato un uccello
cantava le bellezze di questa donna
volella’ ti voglio bene e non lo sai
se bene non ti volevo a cantar non ci venivo
bene ti ho voluto a cantar ci son venuto

Diventano maggiormente straordinari, secondo me, questi sonetti se si pensa che sono stati fatti da contadini semi analfabeti…

Il sonetto che preferisco è sicuramente Nacchete bella mia che domane parte, con cui aprii questo mio spazio web.

Necchete bella mije che domane parte
e la partenza miie è di certe
mo pije lu core e lo faccie n’duje parte
une te lu lascie a te e ‘n’avete me lu porte
se non have lettere da quiste parte
piange bella mije che jie songhe morte

Traduzione
Avvicinati bella mia che domani parto
e la partenza mia è certa
prendo il cuore e ne faccio due parti
una la lascio a te e l’altra me la porto
se non arrivano lettere da queste parti
piangi bella mi a che io sono morto

Oggi si parlerbbe di mail e non di lettere.

Ma le serenate non sono solo d’amore, ma sono anche di scontro. Nel seguente sonetto le grazie della ragazza vengono paragonate ad agrumi, uno dei frutti più preziosi del nord del Gargano.

Faccia de limungelle ngiallanute
te va vantanne che non m’ha velute
inta li toi giardine ci songhe state
pizze pe pizze l’hai camminate
la megghjie purtagalle me l’hai mangnate
lu megghjie limmuncelle me l’hai capate
all’uteme ce stave na rosa e l’ei durate
chi vo trascì che trasche je songhe sciute

Traduzione
Faccio di limocello ingiallito
ti vanti che non mi hai voluto
dentro il tuo giardino ci sono stato
pezzo per pezzo l’ho camminato
l’arancia migliore l’ho mangiata
il limone migliore ho scelto
all’ultimo ci stava una rosa e l’ho odorata
chi vuole entrare che entri io sono uscito

Usai questo sonetto per iniziare il capitolo sull’Oasi agrumaria del Gargano della mia tesi di laurea sui prodotti tipici del Parco Nazionale del Gargano.

Ma le serenate del Gargano non sono solo di Carpino. Anche San Giovanni Rotondo ha un ottimo repertorio. Eccovene una:

Iangelu, dallu cièle vuja calate
vestute de vellute e de bruccate,
li chjàve de ’stu core vùja li tenìte,
quànne vulìte l’aprìte e lu serràte.
Lu mèdeche m’ha mìsse a bòne partìte
che l’àdda fà uarì quìste ferìte.

Traduzione
Angelo del cielo voi scendete
vestito di velluto e di bruccate*
le chiavi di questo cuore voi tenete
quando volete lo aprite e lo chiudete
il medico mi ha dato buone notizie
che fara guarire queste ferite

Chedo scusa per la traduzione, ma non ho la più pallida idea cosa voglia dire bruccate, per essendo espressione del mio dialetto.

Monte Sant’Angelo per secoli è stato il paese guida del promontorio con la sua grotta di San Michele, meta di pellegrini da tutti il mondo, e quindi non poteva non mancare a questa mia mini carrellata.

Tu nun lu pinse
quante te voghje bene tu nen lu pinse
se li suspire mije fossere fuche
tutta lu munne ce saria bruscéte

Traduzione
Tu non lo immagnini
quanto ti voglio bene tu non lo immagini
se i miei sospiri fossero fuoco
tutto il mondo si sarebbe bruciato

Anche altri paesi hanno questa tradizione, ma elencarli tutti sarebbe un’impresa che lascio agli etnomusicologi… Ogni paese ha migliaia di sonetti e ogni vecchio cantore li interpetra con il suo stile, molti sono andati persi nel corso degli anni, ma fortunatamente l’isolamento del Gargano ha permesso di mantenerne intatti un bel po’.

Naturalmente in un post, con tutti i suoi limiti, non posso raccontarvi l’intero repertorio fatto anche di tarantelle da ballare, di canti di processioni, di ninna nanne. Non posso farvi sentire le antiche registrazioni con i fruscii e con i cantori che in dialetto chiedono, all’entonomusicologo del momento, se possono iniziare a cantare. Non vi posso far sentire la forza dei vecchi cantori e suonatori, la maggiorparte purtroppo morti. Quindi accontentavi di questa mini disserzione, così solo per farvi conoscere una delle mie più grandi passioni…

Nonostante, molti giovani nel Gargano cantano la musica contadina, questa inevitabilmente nella sua tecnica originale è destinata a scomparire, perché i cantori erano contadini immersi nella loro cultura, accompagnata dalle stagioni e fatta da riti ben precisi. I ragazzi che portano in giro per il mondo questa straoridanaria espressione della cultura contadina assieme ai due ultimi vecchi di Carpino (Antonio Maccarrone e Antonio Piccininno), non sono contadini e hanno accesso a molte più informazioni e più tipi di musiche dei loro nonni, questo fa sì che tra lo stile dei vecchi cantori e quello dei gruppi di riproposta nasca un divario di stile e modo di cantare.
Attualmente nel Gargano ci sono gruppi di riproposta molto validi, uno su tutti i Tarantula Garganica, ma la straordinaria voce dei vecchi cantori e la loro tecnica rimane sempre più ineguagliabile come dimostrano le antiche registrazioni e gli spettacoli che vedono protagonisti i veri custodi di questa arte.
La musica contadina è morta, perché sono morti i riti che l’accompagnano. Non si porta più la serenata alla giovane zitella e non si canta più nei campi. I festival di musica popolare, sebbene quasi tutti di grande qualità, come ad esempio la notte della taranta o il Carpino Folk Festival, non potranno mai prendere il posto dei riti di aggregazione contadina e quello che ne può uscire fuori come innovazione seppur musicalmente molto valida, secondo me, snatura il vero spirito della musica popolare: la ritualità all’interno di una ristretta società.

*[Bruccate sta sicuramente per broccato, ricamo tipico del Settecento. In pratica si sfilava un tessuto di canapa secondo la trama orizzontale e successivamente si riprendevano con l'ago coppie di fili creando accuratissimi disegni. Il tessuto così ottenuto si applicava poi su un tessuto più fine [spesso di tonalità diversa] creando un rilievo. Maria Antonietta d’Asburgo-Lorena ne aveva gli armadi pieni! ;) ]
Commento di missi

Operatore Call center per un’azienda di call center… Ma va? 26 Ottobre 2007

Posted by Gaetano in Piazza caduti del lavoro.
23 comments
PARMA, 25/10/2007

Deciso a trovare qualcosa che, durante questa fase di disoccupazione, mi dia un po’ di soldi e mi tenga in allenamento il cervello ho ceduto al “fascino” dei call center e ho mandato un curriculum ad uno di questi.
L’appuntamento era ieri alle 10.45, ma io, insofferente in partenza verso questo lavoro, arrivo con 15 minuti di ritardo.

Entro in una sala con un grosso tavolo da un lato in cui erano seduti una decina di ragazzi, l’uno di fronte all’altro che chiamavano in continuazione aziende per conto di una nota compagnia sarda.

Tutti avevano una fotocopia con su scritto quello che dovevano dire e una serie di biglietti con il nome delle aziende a cui chiamare. “Buongiorno sono tizio del servizio clienti della nota compagnia sarda, la chiamo per informarle…” e di seguito attaccava l’altro ragazzo “Buongiorno sono sempronio del servizio clienti…” e poi un altro “buongiorno sono caio del servizio clienti di una nota azienda sarda…” e poi un’altro ancora “buongiorno sono ciccio del servizio clienti di una nota azienda sarda, la chiamo per informarle che nei prossimi giorni..”, in modo che dentro a quel call center c’erano una marea di persone che parlavano l’uno sopra all’altro, creando un’alienante baccano che in dieci minuti d’attesa per il colloquio ha martellato il mio cervello, facendomi venire un grosso mal di testa e se non bastasse tutto ciò, ogni tanto un ragazzo spronava gli altri, dicendo che il numero di contratti fatti erano pochi e che dovevano darci dentro… E mentre tutti i ragazzi del call center facevano telefonate a ripetizione e il responsabile li spronava a produrre di più, io pensavo che non avrei mai retto sei ore li dentro e che al terzo/quarto tentativo del responsabile di farmi produrre, lo avrei mandato a fanculo con annessa rissa.
Dopo tutto ciò il colloquio l’ho impostato in modo strano, con io che facevo di tutto per non farmi prendere e la signorina che ribatteva a tutti i miei dubbi, cercando di convincermi l’ottima opportunità di questo splendido lavoro…
Ci aggiorneremo dopo il ponte, sperando che mi chiami qualcun’altro e che non sarò costretto ad accettare di lavorare in quell’inferno…

Racconti a quattro mani alternate 24 Ottobre 2007

Posted by Gaetano in Racconti a quattro mani alternate.
11 comments
Complice uno scambio di commenti su OkNotizie, tra me e Cristina al post sull’iter di registrazione al ROC, quasi per gioco, è nato un racconto scritto a quattro mani e alternandoci a scrivere un pezzo a testa.
Visto che mi sono divertito a farlo ho proposto il progetto alla redazione dell’Eco di Dionisio che non immune al fascino degli “esperimenti letterali” ha accettato la mia proposta con entusiasmo. L’esperimento è semplice: si inizia con una parola, un’oggetto o una frase con cui far iniziare il racconto, vengono assegnati rispettivamente ad un autore l’inizio e all’altro il finale e questi si alterneranno a scrivere il racconto. Ogni pezzo deve avere all’incirca tra le 200/300 parole così da evitare pezzi che siano solo di passaggio e altri che diano un’impronta definitiva alla storia. Già ci siamo messi in moto io e il vice direttore Peppino con un racconto che ha come inizio un riferimento a ISpro (il gioco di calcio della playstation).
Naturalmente questo esperimento lo reputo aperto a tutti quei blogger che vogliono divertirsi con questi racconti alternati a quattro mani, chissà non diventi un nuovo meme…

Di seguito vi propongo il racconto alternato tra me e Cristina (probabilmente la vera ideatrice di tutto e senza la quale questa idea non sarebbe mai nata). Ho colorato i caratteri con colori diversi, in modo da distinguere i due autori, spetta a voi capire chi ha scritto la parte blu e chi quella rossa.

L’USCIERE

L’usciere era nervoso, quella mattina anche il caffè gli aveva lasciato la mente annebbiata. Si voltò e la vide..
Vide il nuovo sindaco: capelli rossi, snella, alta in tailleur e con auto reggenti nere. Era accompagnata da un uomo basso e calvo che sorrideva e si atteggiava a napoleone. L’usciere sospirò e pensò che se avesse avuto i soldi dell’uomo basso e insolente, ora lui avrebbe accompagnato il sindaco.
Rientrò nella sua gabbiotta, aprii le parole crociate e bestemmiò, perché non ricordava il nome del politico fondatore del partito chiamato Forza Italia.
Si sentì chiamare. Si alzò di malavoglia e si fece ancora più cupo quando riconobbe il tipo che voleva iscrivere il proprio blog ..
Odiava questi blogger che venivano a chiedere dov’era il ROC. Da quando avevano messo questo nuovo ufficio il suo lavoro era raddoppiato e tutto ciò lo distoglieva dal suo cruciverba giornaliero.
Prese la focaccia alle olive comprata al forno dietro all’angolo e addebitata all’ex sindaco, accusato di sperperare il denaro pubblico e la riscaldò nel suo fornetto, nel frattempo il tipo venuto a iscrivere il suo blog stava in posizione interrogativa e lui non lo degnò neanche di uno sguardo…
Cominciò ad addentare la sua focaccia, buttò un’occhiata al giornale destinato a un Ufficio dove non sarebbe mai arrivato. Sentì i passi del tipo del blog che si allontanava e un mezzo sorriso gli passò come un’ombra di soddisfazione sul viso da duro. Si sentiva un vero usciere quando qualcuno, esasperato, se ne andava. Ora aveva deciso che la storia di questo ROC doveva finire una volta per tutte. I blogger proprio non li poteva soffrire, erano brutti spiritati, bianchi, con la gobba, le mani artritiche, le gambine magre magre, lo sguardo febbrile. I peggiori erano quelli che mentre gli chiedevano Dov’è il ROC non la smettevano di battere sui tasti del portatile con una furia degna di una migliore causa, ma ora basta, ci avrebbe pensato lui.
Il suo piano era semplice e geniale, si sarebbe avvalso di suo nipote, diplomato all’Industriale per eliminare la rete. Senza rete non ci sarebbero più i blogger, non ci sarebbe più il ROC, non ci sarebbe più l’economia dell’informazione e tutti i cittadini che vorranno avere informazioni su quell’ufficio pubblico dovranno passare da lui e questo aumenterà il suo potere.
Sapeva che suo nipote era la persona giusta. Aveva lasciato da poco la sua ragazza, una che si credeva una blogstar, il giorno che gli disse Linkami ancora in un raro momento di intimità. Lo mise al corrente del suo piano e il ragazzo in men che non si dica con la furia del suo amore ferito in una sola notte fece a brandelli la rete.
L’usciere e il nipote aprirono un Ufficio Unico Informazioni e lo chiamarono Raccontiamo Ogni Cavolata, purché pagata profumatamente.
Ma senza rete l’ufficio non fece molta strada, la gente non sapeva della sua esistenza e dopo poco anche i suoi amati cruciverba divennero costosi, era costretto a compilarli con la matita e una volta conclusi, a cancellarli e riscriverli… Si annoio presto. Gli mancava il suo gabbioto, i blogger con gli occhi spiritati, il sindaco colluso e l’autorizzazione a costruire a 10 metri dal mare la sua nuova casa.
Affranto, assisteva al reimbarbarimento dell’informazione, che senza la rete era stata fagocitata da megacoccodrilli ex-neoimperialisti. La notte faceva sogni spaventosi di blogger mefistotelici che scarabocchiavano insanguinatissimi post sul retro di vecchie fotocopie.
Una notte in cui gli incubi erano particolarmente reali, venne ridestato da un ragazzino spiritato, bianco e con la gobba. Lo riconobbe subito era uno di quei blogger che tanto aveva odiato… Il ragazzino gli fece cenno di seguirlo entrarono in auto e si recarono in un hangar in periferia.
Era il nascondiglio dei blogger, lì si riunivano per poter continuare la loro nobile arte, lì si commentavano creavano community, gelosie e classifiche… L’assenza della rete gli aveva costretto al contatto fisico e visivo, ma ora avevano bisogno dell’usciere.
Quando entrò e vide l’allucinante agglomerato barricato nel bunker capì che solo lui avrebbe potuto aiutarli, usando il suo Potere, e quello del club degli uscieri e dei loro amici influenti. Si fece riportare di corsa nel suo gabbiotto, il suo animo generoso, afflitto, abitudinario, aveva troppo desiderio di tornare alle pace, alle parole incrociate, al sindaco colluso, bramava uscire dall’empasse esistenzialmente estraniante, sarebbe tornare ad essere un uomo, un Usciere.
Usciere dopo usciere, palazzo dopo palazzo, ordì un tam-tam che dai capi uscieri ai vice direttori, dai vice direttori ai direttori, dai direttori ai responsabili dei direttori, dai responsabili dei direttori ai vice presidenti dei capi dei sotto ministri, dai vice presidenti dei capi dei sotto ministri ai vice sotto ministri, dai vice sotto ministri ai pusillanimi portaborse, dai pusillanimi portaborse ai ministri arrivò al Ministro Ultimo che firmò la legge che aboliva il ROC e la Riforma dell’editoria e di bocca in bocca la notizia felice giunse in un lampo all’Usciere. Si era giocato il tutto per tutto quella sera ma finalmente, senza i blogger tra i piedi avrebbe potuto riassaporare tutti i gusti del suo esercizio pubblico. Il nipote obbediente e competente in un’oretta ristabilì tutte le funzionalità della Rete, che libera da bavagli inaugurò l’era del web8 instancabilmente, appassionatamente, libera.

Ancora grazie a Cristina.

Spam pubblicitario #2 23 Ottobre 2007

Posted by Gaetano in Post politicamente scorretti, Spam pubblicitario.
22 comments
Non sai che regali fare a Natale?

Non sai cosa comprare per il tuo ragazzo?

Qualsiasi cosa ti suggerisce la tua immaginazione lui ce l’ha?

L’unica cosa che desidera non gliela puoi regalare?

Allora, a Natale acquista un Mastella.

Un Mastella è per sempre… Almeno fino alle prossime elezioni…

Attenzione tenere lontano dalla portata dei bambini, potrebbe causare caduta del governo ed elezioni anticipate

Iter di registrazione al ROC 21 Ottobre 2007

Posted by Gaetano in Economia e marketing del duepuntozero.
30 comments
Lupo Sordo: Buongiorno è qui il ROC?
Usciere: Non lo vede che ho da fare!
Lupo Sordo: Sta seduto a compilare un cruciverba.
Usciere: Dieci lettere: offesa. Vaffanculo!
Lupo Sordo: Ma come si permette! Lei è qui grazie anche alle mie tasse.
Usciere: Senti, oggi è Giovedì e devo stare qui fino alle cinque, quindi sali al secondo piano e non mi scassare le palle!

Lupo Sordo: Buongiorno sono venuto a registrare il mio blog
Impiegata: Ha preso il numerino
Lupo Sordo: Ma sono solo io.
Impiegata: Mi faccia la cortesia di prendere il numero, si accomodi e aspetti il suo turno.

15 minuti dopo.

Impiegata: Serviamo il numero uno
Lupo Sordo: Sono io!
Impiegata: Non faccia il furbo e mi faccia vedere il numero
Lupo Sordo: Se sto solo io qui.
Impiegata: Senta oggi è Giovedì e devo rimanere qui fino alle cinque, quindi non polemizzi!
Lupo Sordo: Eccole il numero.
Impiegata: Ok… Deve aprire un blog o lo deve registrare?
Lupo Sordo: Lo devo registrare.
Impiegata: Compili il modulo B/32 con un bollo da 30 euro.

10 minuti dopo.

Lupo Sordo: Signora ho compilato il modulo ma non ho bolli. Lei ne ha?
Impiegata: E che c’ho scritto tabacchino! Vada a comprarlo!

20 minuti dopo.

Usciere: Dove va?
Lupo Sordo: vado all’ufficio del ROC.
Usciere: E va così! Senza avvertirmi!
Lupo Sordo: Non volevo disturbarla e poi ero passato prima.
Usciere: Senta oggi devo stare qui fino alle cinque, quindi non faccia il furbo. Un attimo che l’annuncio.

10 minuti dopo.

Lupo Sordo: Buongiorno ero passato primo, le porto il modulo B/32 con il bollo.
Impiegata: E allora è vizio! Prenda il numero!
Lupo Sordo: Ma ci sono solo io!
Impiegata: Non mi interessa! Le regole sono queste. Prenda il numero e aspetta il suo turno.

15 minuti dopo.

Impiegata: Serviamo il numero 2.
Lupo Sordo: Eccomi!
Impiegata: Mi fa vedere il numero?
Lupo Sordo: Ma se sto solo io qui!
Impiegata: Allora… Oggi è giovedì
Lupo Sordo: Sì, lo so. Oggi è Giovedì e finisce alle cinque. Eccole il numero.
Impiegata: Ha con se il modulo B/32?
Lupo Sordo: Sì.
Impiegata: In che piattaforma ha il blog?
Lupo Sordo: Blogspot.
Impiegata: Vada all’ufficio blogspot, la seconda porta a destra e aspetti la chiamata.

20 minuti dopo.

Impiegato: Signor Lupo Sordo
Lupo Sordo: Eccomi
Impiegato: Ha con se il modulo B/32?
Lupo Sordo: Eccolo qui.
Impiegato: mmmh vediamo… Lei è una blogstar?
Lupo Sordo: Non lo so, penso di no.
Impiegato: Non esiste penso di no. Sì o no.
Lupo Sordo: Dipende da voi. Cosa intendete per blogstar? Le posso dare la mia posizione nella classifica blogbabel.
Impiegato: Non ci interessano le classifiche non fatte da noi. Si è registrato nella nostra classifica?
Lupo Sordo: No.
Impiegato: Allora compili il modulo F/20 e vada all’ufficio classifica e si registri, poi in base alle posizione vediamo se è una blogstar.
Lupo Sordo: Dov’è il modulo?
Impiegato: Al front-office.

Lupo Sordo: Ho bisogno del modulo F/20
Impiegata: Ha preso il numero?
Lupo Sordo: Ma ci sono solo io!
Impiegata: Allora è un vizio? Lei vuole fare il furbo! Prenda il numero, si accomodi e aspetti il suo turno.

15 minuti dopo.

Impiegata: Serviamo il numero 3
Lupo Sordo: Sono io! Eccole il numero.
Impiegata: Ah! Finalmente ci capiamo! Eccole il modulo F/20 deve mettere un bollo da 20 euro.
Lupo Sordo: Un altro!
Impiegata: Senta oggi è giovedì…
Lupo Sordo: Sì, ho capito vado al tabacchino.

20 minuti dopo.

Lupo Sordo: Sto andando all’ufficio del ROC. Mi può annunciare per cortesia…
Usciere: Non mi rompa i coglioni! Non vede che sto mangiando? Vada da solo, tanto la conosce la strada.

Lupo Sordo: Rieccomi col modulo… Un attimo che prendo il numero…
Impiegata: Ma se sta solo lei! Allora vuol farmi perdere tempo? Mi dia il modulo!
Lupo Sordo: Ma se prima ha fatto storie col numero
Impiegata: Senta, oggi è Giovedì…
Lupo Sordo: E finisce il turno alle cinque… Eccole il modulo…
Impiegata: Vada al secondo ufficio a sinistra e aspetti la chiamata.

45 minuti dopo.

Impiegato: Sordo! Signor Lupo Sordo!
Lupo Sordo: Eccomi!
Impiegato: Cosa è venuto a fare?
Lupo Sordo: Sono venuto a iscrivermi alla classifica.
Impiegato: Il suo blog è iscritto al ROC.
Lupo Sordo: Veramente…
Impiegato: Non è iscritto?!?!?
Lupo Sordo: Quelli dell’ufficio blogspot mi hanno mandato qui.
Impiegato: Ma secondo lei come faccio a iscriverla alla classifica se non è iscritto al ROC?
Lupo Sordo: Me lo chiedevo anch’io…
Impiegato: Senta, non faccia il saccente. Oggi è Giovedì e devo stare qui fino alle cinque…
Lupo Sordo: E adesso come faccio a iscrivermi?
Impiegato: Un attimo che chiamo il mio collega, aspetti fuori.

30 minuti dopo.

Impiegato: Eccole il modello G/303.
Lupo Sordo: A che serve?
Impiegato: Deve autocertificare tutti i link che ha ottenuto, anche quelli che non appaiano su technorati, poi deve farlo firmare da un notaio con un bollo da cinquanta euro. Passi all’ufficio technorati e gli dia il modulo, loro ti daranno il modulo H/666 dove elencherai tutti i blog che hai linkato, di seguito passa all’ufficio tag, dove dovrai certificare tutte le tue etichette col modulo C/70 o con il modulo C/71 se superi le 150 etichette, una volta che hai certificato le tue etichette, devi andare all’ufficio antipixel, dove, col modulo unduetrestella dovrai certificare tutti i tuoi antipixel e specificare il perché gli hai messi sul tuo blog. Per questi moduli ti basta un bollo a testa di 10 euro. Sei iscritto a qualche social network?
Lupo Sordo: Sì.
Impiegato: Quali?
Lupo Sordo: Anobi, flickr, mybloglog e twitter
Impiegato: Allora, per Anobi, procurati un critico letterario che venga a casa tua e constati di persona che hai tutti i libri che dichiari su Anobi, compila il modulo ANB/49 controfirmato dal critico. Per Flickr ho bisogno di due testimoni di sesso diverso che attestino la tua presenza nei luoghi in cui hai fatto la fotografia, una volta trovati compila il modulo C/56, per ogni fotografia, controfirmato dalla coppia di testimoni e alla presenza di un notaio.
Lupo Sordo: E per mybloglog e twitter.
Impiegato: Per quelli non hai bisogno di testimoni, ma hai bisogno di un autorizzazione firmata da un giudice. Per Anobi e flickr ti serve un bollo da 30 euro, per mybloglog e twitter hai bisogno di un bollo rispettivamente di 20 e 40 euro. Una volta che hai ottenuto tutti i moduli vai al front-office, mi raccomando non andare di giovedì, e te li fai timbrare. Il timbro te lo devi portare da casa… Entro 20/40 giorni otterrai una risposta per poter mettere in lizza il tuo blog nel registro del ROC. Dopodiché entro 15 giorni l’ufficio prenderà la decisione se accettare il tuo blog o rimandarlo al mittente… Ha capito?
Lupo Sordo: Mi è sfuggito qualche passaggio…
Impiegato: Allora vada all’ufficio informazione, prenda il numero, le verrà dato il modulo E/7999908….

30 minuti dopo.

Paramedico: Cos’ha?
Impiegato: E’ svenuto…
Paramedico: Lo porto in ospedale.
Impiegato: No, prima mi deve compilare il modulo T/489832 con un bollo da 34 euro che può addebitare all’ospedale…..

Sono un giornalista, cosa penserà mia madre 19 Ottobre 2007

Posted by Gaetano in M'impegno.
20 comments
Pare che secondo la nuova legge per l’editoria, i blogger saranno comparati a giornalisti/editori, con l’obbligo di iscrizione al ROC (Registro degli Operatori di Comunicazione)… Clicca qui per la legge.
Ora, sto pensando che io non scrivo niente d’interessante, non sono un comunicatore, non faccio informazione, faccio solo sorridere qualcuno, ma non comprendo perché vogliano comparare il mio blog ad un prodotto editoriale e me ad un giornalista… Anche perché mia madre mi ha detto che non devo frequentare cattive compagnie…

Ora, siccome l’iscrizione al ROC, nonostante sia gratuita, richiede il pagamento di bolli che io non ho intenzione di pagare. Se volete che questo blog, come migliaia di altri continui a vivere e che mia madre non si preoccupi troppo, firmate questa petizione, non è detto che funzioni, ma almeno è un inizio…

Buongiorno, sono Lupo Sordo di una nota azienda di carte di credito 17 Ottobre 2007

Posted by Gaetano in Diario di sordo, Piazza caduti del lavoro.
19 comments
Quelli che mi seguono da un po’ di tempo lo sanno già, ma gli ultimi arrivati probabilmente non sanno che fino agli inizi di ottobre lavoravo per una nota azienda di carte di credito. Praticamente giravo tutti gli esercizi convenzionati con quest’ultima per verificare la presenza del marchio nell’esercizio e la reale accettazione della carta, facevo un pizzico di Pubbliche Relazioni cercando di mettere in luce i vantaggi della convenzione con la nota azienda di carte di credito. Ora che non lavoro più per quest’ultima, dopo che qualche mese fa raccontai il noto incontro cinese, oggi ho deciso di pubblicare una carrellata di strani incontri che ho avuto con gli esercenti titolari degli esercizi convenzionati.
N° 1
Lupo Sordo: Buongiorno, sono Lupo Sordo di una nota azienda di carte di credito.
Esercente: Ah! Venga un attimo con me che le faccio parlare con mio fratello.
Mi accompagna dal fratello e nel frattempo mi dice: “Le danno in dotazione il giubetto antiproiettile?”
O_O

N° 2
Lupo Sordo: Buongiorno, sono Lupo Sordo di una nota azienda di carte di credito.
Esercente: Mi è venuto ad abbassare il tasso.
Lupo Sordo: Purtroppo non posso farle niente sul tasso.
Esercente: E allora se non è venuto ad abbassarmi il tasso non capisco che sia venuto a fare.
Lupo Sordo: Ho visto che la sua commessa era molto bella e volevo conoscerla.

N° 3
In un negozio etnico in cui l’esercente era indiano e non aveva il marchio esposto.
Lupo Sordo: Allora dove glielo attacco l’adesivo?
Esercente indiano, con la faccia perplessa: Io sono un po’ arrabbiato con la nota azienda di carte di credito.
Lupo Sordo: Perché? Cosa è successo?
Esercente indiano: Il signore che mi ha convenzionato, oltre a quella ha insistito tanto per farmi fare la carta di credito, ma poi me l’hanno rifiutata.
Lupo Sordo, mentre appiccica l’adesivo in vetrina: Non si preoccupi, non ha perso niente, tanto non gliela accettano da nessuna parte

N° 4
Lupo Sordo: Buongiorno, sono Lupo Sordo di una nota azienda di carte di credito.
Commessa: Non c’è il titolare.
Lupo Sordo: E quando lo trovo?
Commessa: Sabato mattina. Comunque non è interessato.
Lupo Sordo: Ma io non vendo niente.
Commessa: Sì, lo so che lei non vende niente. Lei vende solo un servizio.
Lupo Sordo: No, signora, non ci siamo capiti. Io sono qui solo per fare due chiacchiere con il titolare per capire come si trova con la nostra convenzione.
Commessa, sempre più esercente: E’ troppo alto il tasso e poi non va bene per il mio esercizio, vendo profumi, non vendo gioielli.
Lupo Sordo: Ma noi offriamo molti servizi che le altre non offrono.
Commessa, che si comporta come se l’esercizio fosse il suo: Ma io devo vedere i miei introiti, i miei affari e con quel tasso non posso permettermi di accettare la carta.
Lupo Sordo: Signora sicura che lei non è la titolare?
Esercente, ormai accorta di essersi sputtanata: Il titolare lo trova sabato.
Lupo Sordo: Allora torno sabato.
Visita completata. Non sono tornato il sabato.

N° 5
Ristorante cinese.
Lupo Sordo: Buongiorno, sono Lupo Sordo, di una nota azienda di carte di credito.
Esercente cinese: Non c’è nessuno!
Lupo Sordo: E lei che fa qui?
Esercente: Non c’è nessuno!
Lupo Sordo: Non si preoccupi, signore, sono di una nota azienda di carte di credito e vengo in pace.
Esercente: Nota azienda calte di cledito… Non usiamo noi, non usiamo.
Lupo Sordo: E’ il marchio che ha attaccato in vetrina.
Esercente: Non c’è nessuno!
Lupo Sordo: Arrivederci
Vista completata.

N°6
Lupo Sordo: Buongiorno, sono Lupo Sordo di una nota azienda di carte di credito!
Esercente: No, la nota azienda di carte di credito!
Lupo Sordo: Cosa c’è signora, ci sono problemi?
Esercente: Il tasso è una rapina. Ma siamo pazzi. Lo fatta passare una volta, mai più!
Lupo Sordo: Signora, a questo punto le chiedo come mai ha accettato la nostra convenzione.
Esercente: Il signore che me l’ha fatta è stato tanto carino
0_O

N° 6
In un negozio di abbigliamento per bambini
Lupo Sordo: Buongiorno, sono Lupo Sordo di una nota azienda di carte di credito.
Esercente: No, non m’interessa.
Lupo Sordo: Non si preoccupi signora, non le vendo niente. Io mi occupo degli esercizi già convenzionati col circuito della nota azienda di carte di credito
Esercente: Ma io sono già convenzionata con la nota azienda di carte di credito.
Lupo Sordo: E infatti io di quelli già convenzionati mi occupo. Sono venuto solo a chiederle se aveva delle segnalazioni da farmi.
Esercente: Mi è arrivata la comunicazione dalla banca che non devo far toccare il POS a nessuno.
Lupo Sordo: Signora, io non glielo guardo nemmeno il suo POS.
Esercente: Ha qualche cartellino che mi dice che è della nota azienda di carte di credito.
Lupo Sordo: Per quello che faccio non c’è bisogno di cartellini, la mia è solo una visita di cortesia.
Esercente: Mi ha detto la banca che se non hanno il cartellino non devo far toccare a nessuno il POS.
Lupo Sordo: Signora, glielo già detto che non glielo guardo nemmeno il POS. Mi fa schifo il suo POS.
Esercente: Sì, ma adesso ho da fare.
Lupo Sordo: Non c’è problema passo fra una decina di minuti.
Nel frattempo vado a fare un’altra visita lì vicino. Faccio passare anche più di 10 minuti e ritorno. Mi avvicino al negozio e vedo la signora che lo chiude. Si accorge di me e mi dice: “Adesso devo fare un servizio ripassi più tardi”.
Ritorno un’altra volta nella mattinata e trovo il negozio sempre chiuso. Decido di tornare nel pomeriggio.
Era Venerdì, qualsiasi negoziante che abbia un po’ di sale in zucca il Venerdì pomeriggio tiene aperto il negozio.
Ripasso nel pomeriggio più di una volta e trovo il negozio sempre chiuso. Sconfitto decido di ripassare fra qualche giorno.
Mercoledì.
Lupo Sordo: Buongiorno signora, si ricorda di me?
Esercente: Non mi interessa.
Lupo Sordo: Signora, ma io non vendo niente.
Esercente: Non mi interessa.
Lupo Sordo: Ma
Esercente: Non mi interessa.
Lupo Sordo: io
Esercente: Non mi interessa.
Lupo Sordo: ero
Esercente: Non mi interessa.
Lupo Sordo: venuto
Esercente: Non mi interessa.
Lupo Sordo: solo
Esercente: Non mi interessa.
Lupo Sordo: a
Esercente: Non mi interessa.
Lupo Sordo: chiederle
Esercente: Non mi interessa.
Lupo Sordo: se
Esercente: Non mi interessa.
Lupo Sordo: aveva
Esercente: Non mi interessa.
Lupo Sordo: se
Esercente: Non mi interessa.
Lupo Sordo: gna
Esercente: Non mi interessa.
Lupo Sordo: la
Esercente: Non mi interessa.
Lupo Sordo: zio
Esercente: Non mi interessa.
Lupo Sordo: ni
Esercente: Non mi interessa.
Lupo Sordo: Va bene signora non gli interessa…
Faccio per andare… Ci ripenso un attimo… Mi rigiro verso la signora…
Lupo Sordo: Signora mi sa indicare un negozio di abbigliamento per bambini, devo acquistare un vestito a mio nipote?
Stranamente non ho ottenuto risposta…