Concorso pubblico (5^ parte) 27 Febbraio 2008
Posted by Gaetano in Racconti a quattro mani alternate.10 comments
La seconda parte qui.
La terza parte qui.
La quarta parte qui.
“Se ti dico sì, ci esci con me?”, disse Biagio in modo sciocco. Lei a quel punto gli si avvicinò fino a fermarsi a tre centimetri dal suo naso; estrasse un fazzolettino dalla tasca e, con fare dolce, dopo avergli scostato i lunghi capelli lisci dalle tempie, gli asciugò la fronte perlata per il sudore. Essendo abbastanza vicina da percepire il respiro del ragazzo, fece per annusargli l’alito. E ne ravvisò il tasso alcolico, manco fosse stata uno di quegli apparecchi per i test che la polizia esegue al sabato sera.
Restò a quella distanza per qualche secondo ancora. Alzò lo sguardo, puntando i suoi occhioni dritti in quelli di Biagio e, con aria scherzosa e un po’ dimessa, portando le braccia dietro la schiena rispose: “Signor Puglisi, non uscirei con un “terrone” neppure se mi giurasse che fosse completamente astemio”. E sorrise.
Il vino gridava vendetta e Biagio iniziava a barcollare. Si sentiva la testa scoppiare, le gambe molli e le palpebre pesanti. Per continuare a reggersi in piedi, dovette iniziare a farsi forza anche con le braccia, poggiando le spugnate mani sulle proprie ginocchia; ma il sudore era tale che i palmi gli scivolarono e rischiò seriamente di finire a terra. Fu Vania che, prontamente, glielo evitò. E, a quel punto, pensò fosse meglio portarlo in camera per farlo stendere un po’ sul letto a riposare.
Una volta seduto sul materasso, il giovane si lasciò andare, crollando miseramente all’indietro con le spalle. Amorevolmente, Vania gli tolse le lucide scarpe nere e gli adagiò le gambe sul morbido talamo. A Biagio girava tutta la stanza. Fissava il soffitto e gli pareva d’essere sul galeone dei pirati di Gardaland. Solo che lui non c’era mai stato, a Gardaland.
La ragazza aprì l’armadio e vi estrasse una coperta leggera, di quelle di cotone; la adagiò con dolcezza sulle gambe di Biagio, preoccupandosi di tenergli al caldo i piedi e infine, con passo leggiadro, quasi insonorizzato, afferrò la maniglia della porta con la mano destra e spense la luce con la sinistra. Mentre si tirava la porta dietro le spalle, udì la voce del ragazzo, strascicata e flemmatica: “Io non ti ci lascerei sola alla domenica, sai Vania… per una partita di pallone…”. Poi più nulla.
Sorrise. Guardò dentro la stanza da quello spiraglio di luce che l’uscio socchiuso nel buio della stanza concedeva alla sua vista. E sorrise ancora, un’ultima volta, prima di chiudere la porta.
La mattina dopo Biagio arrivò a lavoro in ritardo di mezz’ora, ma nessuno se ne accorse. Gli faceva male la testa e aveva solo voglia di dormire.
La signora bionda del giorno prima appena lo vide disse: “Oggi non scappi, ti faccio affiancamento”, e detto questo uscì a prendere un caffè.
Passò un’ora prima che lei tornò e Biagio con fare simpatico le disse: “E il caffè come l’ha preso? LUNGO?”.
“Signor Puglisi non faccia lo spiritoso!”, rispose scocciata la signora bionda. Prese una sedia, si sedette accanto a lui e cominciò a spiegargli i suoi compiti.
Biagio non capiva niente di quello che diceva la signora e la testa gli doleva sempre più, ma stoicamente cercava di darsi un aspetto quasi professionale.
Dopo 15 minuti la signora bionda si accorse del suo stato e rinunciò ad ogni insegnamento: “Puglisi, mi pare che oggi sto perdendo tempo con lei. Rimandiamo tutto a domani”. E detto questo lo abbandonò a sé stesso.
Era contento di rimanere solo e decise di alzarsi e andare a prendere un caffè, ma non appena fece per alzarsi, Vania entrò nell’ufficio.
“Allora? Come va?”
Biagio si bloccò e rimase in una strana posizione: con il sedere leggermente scostato dalla sedia, la schiena piegata e le mani appoggiate nella scrivania. Passarono dei secondi interminabili. Poi disse: “Bene…”
“Bene? E come mai hai quella posizione?”
Biagio recuperò subito una posizione più consona e disse: “Quale posizione?”
“Lasciamo perdere…” e detto questo si sedette nella sedia che fu della signora bionda.
I due così, rotto il ghiaccio, cominciarono a chiacchierare allegramente. Ogni secondo che passava Biagio si invaghiva sempre più di quella ragazza. Era simpatica, intelligente e molto bella.
Dal canto suo anche Vania cominciava ad interessarsi a quello strano ragazzo, gli sembrava dolce e sensibile, cosa che non aveva mai visto in un uomo, specialmente nel suo attuale ragazzo.
Così, molto piacevolmente arrivò la fine del turno, i due videro assieme l’orologio e Vania disse: “E’ ora che andiamo”. Biagio annui e si alzò dalla sedia e nel mentre che si alzò si affacciò il capoufficio e disse sorridendo: “Vedo proprio che si lavora! Allora Puglisi, viene a prendere un bianchetto?”
Un brivido di terrore lo attraversò lungo la schiena.
In contemporanea con L’Eco Di Dionisio.
Un anno, 12 mesi, 52 settimane, 365 giorni, 8760 ore, 525600 minuti, 31536000 secondi (più o meno) 26 Febbraio 2008
Posted by Gaetano in Non ci facciamo mancare niente.29 comments
Era una notte buia e tempestosa, così avrebbe iniziato Snoopy, dettando a Woodstock la sua illuminata storia da scrittore di fama mondiale che però assieme a porte che sbattono, fanciulle che strillano, navi pirata all’orizzonte, milioni di persone che morivano di fame, mentre il re viveva nel lusso e un ragazzo che cresceva in una piccola fattoria del Kansas, non riusciva a trovare un collegamento.Sono successe tante cose in questo anno: tre lavori, due case, Prodi che non c’è più, la benzina che sale, la disoccupazione, tanti mesi lontano da casa e dalla mia amata, momenti grigi, difficili, gioiosi, allegri e spensierati. Ma alla fine io e il blog ce l’abbiamo fatta e siamo arrivati a questo piccolo traguardo.
Come avete oramai capito oggi 27 febbraio, il diario di bordo compie un anno e non potevo esimermi di scrivere due righe, anche se ultimamente sono stato latente e poco in rete.
Non posso promettervi di durare un altro anno, non so cosa mi riserverà la vita, ma fino a quando durerò cercherò di farvi sorridere e forse pensare.
Un grazie particolare a tutti quelli che abitualmente frequentano questo spazio web. Nel vostro piccolo mi avete tenuto compagnia.
Ma un ringraziamento va anche quelli passati attraverso un aggregatore, tramite consigli di amici e nemici e anche a quelli che sono venuti qui solo in cerca di figa.
Diario di un panino alla mortadella 24 Febbraio 2008
Posted by Gaetano in Post politicamente scorretti, Storie.23 comments
Sono appena stato comprato da un uomo alto e magro che mi ha messo dentro il suo zainetto, sono nato ad Avigliana, in provincia di Torino, in un negozio alimentare a conduzione familiare. Accanto a me ci sono altri due compagni della mia stessa specie, un panino con la frittata e un panino con il prosciutto, oltre a noi c’è anche il più vecchio del gruppo: un Kit Kat. A detta di quest’ultimo stiamo andando a Spello in Umbria ad ascoltare il comizio di un uomo importante e poi andremo in giro per l’Italia in pullman. Noi panini viviamo poco, ma possiamo avere storie molto interessanti.
Caro diario,
Ho sentito il mio padrone bestemmiare: dice che non sa dov’è Spello. Il kit Kat ha detto che il nostro padrone si chiama Fassino.
Caro diario,
Dopo che l’uomo importante ha parlato di cambiare il volto dell’Italia, siamo partiti col pullman. Si prevedono pranzi al sacco. E’ lì che la mia specie trova la fine.
Caro diario,
Il kit kat ha detto che in fondo c’è andata bene, se fossimo stati acquistati da un certo Ferrara saremo morti molto prima.
Caro diario,
Oggi è prevista la colazione al sacco, tra il gruppetto c’è molta paura.
Caro diario,
E’ morto il panino con la frittata, è stato brutto vedere quella mano scheletrica prendere il nostro amico.
Caro diario,
Oggi Veltroni, così si chiama l’uomo importante, ha detto che stanno recuperando. Il Kit Kat che, oltre ad essere il più vecchio tra noi, ha anche un coscienza politica mi ha detto che molto probabilmente non ci saranno vincitori in queste elezioni. Io non ho capito bene cos’è un’elezione.
Caro diario,
Oggi ho assistito ad una scena raccapricciante: mi sono affacciato e ho visto un uomo con i baffi mangiare uno della mia specie. Allora questa è la fine che faremo?
Caro diario,
Il Kit Kat mi ha detto che quell’uomo era D’Alema: uno dei grandi strateghi della sinistra, anche se poi ha aggiunto che in questo pullman di sinistra c’è ben poco.
Caro diario,
Preoccupatissimo ti lascio due parole, solo per dirti che oggi è previsto un pranzo a sacco.
Caro diario,
Oggi se n’è andato il panino col prosciutto, ma quello che mi ha fatto più paura è stato vedere bene il nostro padrone. E’ talmente tanto magro che non so come faremo a stare tutti là dentro.
Caro diario,
Il pullman si è fermato in una stazione di servizio e assieme a noi c’era anche il pulmino dei seguaci di Ferrara. Il Kit Kat, che ha una coscienza politica, mi ha detto che vista la mole di Ferrara in quel pulmino, oltre a lui, ci sono poche persone. Ora ho deciso di uscire per vedere da vicino questo mostro.
Caro diario,
Ho visto Ferrara mangiare. E’ stata una strage per la nostra specie.
Caro diario,
Oggi se ne andato anche il Kit Kat, mangiato con nervosismo dopo una discussione sui ministeri da assegnare.
Caro diario,
Oggi è previsto un pranzo al sacco. Oramai mancano poche ore alla mia fine, prima di andarsene il Kit Kat, che ha una coscienza politica, mi ha detto che visto che il nostro padrone è un ex-comunista, il posto dove andrò sarà pieno di bambini.
Concorso pubblico (4^ parte) 19 Febbraio 2008
Posted by Gaetano in Racconti a quattro mani alternate.15 comments
La seconda parte qui
La terza parte qui
“Per me, non ci sarà partita: i tre punti me li sento già in tasca”. Il capoufficio appariva molto sicuro di sé, ma l’orgoglio e l’amore di Biagio per la sua terra lo portarono a replicare: “Lei pensa? Io non ne sarei così sicuro…”. A quel punto, il gruppetto di persone che attorniava il capo finì di ridere e fece per disperdersi lasciandoli soli, uno di fronte all’altro. Il capo squadrò Biagio per bene, poi gli disse: “Sa, Puglisi… lei è qui solo da un giorno e forse, proprio per questo motivo, ci sono molte cose che non comprende ancora nella giusta maniera…”. La risposta del giovane fu pronta e secca: “Signor Direttore, se la sua squadra dovesse vincere, sarò ben lieto d’offrirle il caffè, lunedì prossimo”. E il capo: “Già… e se, malauguratamente, vincesse la sua?”.
Non sapeva più che dire. Era chiaro che s’era cacciato in trappola con le sue stesse mani. Proprio quando tutto sembrava perduto, dal corridoio Biagio vide arrivare Vania. Col suo incedere lesto ma elegante, la ragazza stava uscendo dagli uffici per tornare a casa. Lo stupore nell’incontrarsi fu grande per entrambi.
“Ciao! Che ci fai qui?”, esordì lei?
“Ci lavoro!”, rispose lui.
“Parola grossa…”, intervenne il capo e fece per ritirarsi nel suo ufficio.
“Non m’avevi detto che lavoravi qui…”, riprese Vania.
“Eh, tu non me l’hai chiesto!”, seguitò Biagio.
“Bè, ora è meglio che vada o arriverò tardi alla locanda – disse Vania un po’ imbarazzata – Il mio ragazzo dovrebbe già esser giù ad aspettarmi…”.
Stava per chiederle se poteva accompagnarla. Stava per avanzarle la proposta d’uscire una sera. Udite le parole “ragazzo” e “aspettarmi” la sola cosa che stava per riuscirgli era imprecare. Vania lo salutò e uscì fuori, ad attendere l’armadio a muro con la sua Mercedes.
Dalla finestra dell’ufficio vide allontanarsi Vania in compagnia dell’armadio a due ante. “Bel bocconcino!” disse il capoufficio, che si era insinuato dietro Biagio senza farsene accorgere”. Biagio saltò per aria e disse in dialetto “Matri, cchi scantu!”. Il capoufficio sorrise e gli disse: “Venga con me, che le offro un bianchetto!”
Non sapeva cos’era un bianchetto (sulle prime pensò alla scolorina), ma gli pareva scortese rispondere di no e insieme andarono in un bar lì vicino. Il capoufficio bevve ben quattro bicchieri di vino (sì, perché da quelle parti la Malvasia veniva anche chiamata “Bianchetto”), Biagio si fermò a due, ma era già brillo. Non beveva spesso.
Lasciato il bar il nostro eroe tornò in albergo; nella Hall (anche se definire “hall” quella stanzetta di 2 metri per 2 era un’esagerazione) incontrò Vania… Si guardò intorno e non vide armadi, così approfittò del suo stato alticcio per fare due chiacchiere con lei e testare il suo fascino mediterraneo.
“Allora? Il tuo ragazzo dov’è?”.
“Se ne andato. Deve organizzare la trasferta in Sicilia”.
“Trasferta? Sicilia?”.
“Sì, è capo ultrà della squadra della nostra città.”.
“E tu non vai con lui?”
“A me il calcio fa schifo…”
“Ahi – pensò Biagio – c’è disaccordo…”, non immaginando che per una coppia è anche normale non avere degli interessi in comune.
“Quindi ti lascia sola sabato?”
“Lo sai meglio di me che la Sicilia non è dietro l’angolo”.
Cominciava a piacerle quel fare un po’ scontroso, cominciava a piacerle quella ragazza. Doveva provarci. Voleva provarci.
Vania sin dall’inizio si immaginava dove il giovane voleva andare a “parare” e a dir il vero un po’ cominciava a stargli simpatico…
“Allora cosa fai sabato sera? No, perché io sono libero”, disse Biagio, non prima di essersi assicurato per l’ennesima volta che “l’armadio” non stesse in giro…
Vania sorrise e, inaspettatamente sia per lui che per lei, rispose: “Ma hai bevuto?”
In contemporanea con L’Eco Di Dionisio
Rambo IV (la vera trama) 17 Febbraio 2008
Posted by Gaetano in Non ci facciamo mancare niente.23 comments
La storia inizia nella casa di riposo per anziani, Madonna Santissima dell’Incoronata, presso qualche sconosciuta cittadina americana, è lì che Rambo, sta passando gli ultimi anni della sua vita, assieme al colonnello Trautman.La vita dei due si svolge tranquilla, mattina dedicata al bingo, sonnellino pomeridiano e visione di Maria De Filippi, la sera prima di andare a dormire.
Questa vita piace tanto al colonnello Trautman che, oramai, vista la vecchiaia non ha più forze per muoversi, ma non piace a Rambo, che ricorda i bei tempi passati nella giungla vietnamita col napalm che pioveva dal cielo e i vietcong che sbucavano dalla terra. Ogni giorno il vecchio Rambo, ricorda i quei tempi con molta nostalgia.
Ma si sa! I nemici dell’America sono sempre in agguato e uno come Rambo, nonostante i suoi problemi alle ossa, dovute all’umidità che ha preso nella giungla, non può lasciare il suo paese da solo.
Una sera, mentre assieme al colonnello, stanno vedendo “c’è posta per te“, le trasmissioni vengono interrotte da una notizia sconvolgente: l’America è minacciata da [inserire uno stato canaglia a piacere]. Rambo si alza, recupera la mitragliatrice di suo nipote, Peppiniello Rambo, e decide di partire per annientare i nemici dell’America. Ma quali sono i nemici in questo giro?
La signora Cettina, una simpatica anziana, con ancora tutti i suoi denti originali e che prepara sempre biscotti alle mandorle a tutta la casa di riposo che, vista la durezza, nessuno può mangiare, suggerisce al nostro eroe di andare a combattere contro gli afgani o gli iracheni, ma Rambo non capisce. ai suoi tempi questi stati erano amici, ci ha fatto addirittura Rambo III in Afganistan!
Così, dopo il discorso con la simpatica signora Cettina, decide di partire per il Vietnam. Lì c’è ancora il comunismo e ha dei conti in sospeso con i vietcong.
Atterrato ad Hanoi, il nostro eroe è pronto ad affrontare nuove terribili avventure, ma invece che i soliti comunisti bacchettoni che mangiano bambini, trova solo agenti di borsa, brooker assicurativi, produttori di scarpe nike e puttane a buon mercato.
Intanto, mentre il nostro eroe è impegnato a far capire a gente del luogo che non era lì per mero turismo sessuale, ma solo per ammazzare un po’ di gente, in America la minaccia si fa sempre più grave: una razza aliena aiutata da [mettere uno stato canaglia a piacere], sta assediando la casa bianca, proprio mentre il presidente Bush è impegnato nella sua settimanale partita a Risiko. Riuscirà il nostro eroe a salvare l’America dai suoi nemici?
In Vietnam Rambo è molto spaesato, senza saperlo ha già guadagnato milioni di dollari, barattando il mitra di Peppiniello con una fabbrica che imita le borse Gucci. In tutto l’Asia, si sparge la voce che Rambo è un imprenditore molto buono visto che fa lavorare i suoi operai solo 16 ore al giorno, invece delle 20 ore standard. Ma la voce Arriva anche alle orecchie del governo, che non può accettare questa riduzione degli orari, specie con la nuova stagione primavera-estate alle porte, così decidono di far fuori Rambo, chiedendo all’ambasciata americana di riprendersi sto strano tipo.
Intanto la minaccia in America si sta facendo sempre più forte, pare che gli alieni assieme a [inserire uno stato canaglia a piacere], abbiano conquistato gli stati uniti orientali con tre carri armati. Vista la situazione critica, il governatore della California, Schwarzenegger, abbandona la sua carica pubblica, imbraccia tutti i suoi fucili, si dipinge la faccia di verde e da solo lanciando bombe a mano si scaglia contro gli alieni e [inserire uno stato canaglia a piacere].
In Vietnam, Rambo viene catturato dai terribili vigili urbani di Hanoi e che lo portano dove una volta c’era la giungla e adesso c’è un mega centro commerciale, e lo torturano, costringendolo a magiare tutti i dolci alle mandorle della corrispondente asiatica della signora Cettina.
Intanto in America, Schwarzenegger ha liberato il paese dalla minaccia aliena e [aggiungere uno stato canaglia a piacere], distruggendo un’ala della casa bianca e facendo cadere giù mezza New York e un quarto di Chicago.
Finiti i biscotti Rambo, viene consegnato all’ambasciata Statunitense, dove il nostro eroe comincia l’immancabile monologo fatto di lacrime a fiumi. Argomenti di questa puntata della saga: la guerra, il mondo che cambia e le differenze intrinseche tra i biscotti della signora Cettina e quelli che ha assaggiato qui in Vietnam.
John Rambo viene ricondotto in America con la promessa di non fare un seguito di questo film e già che c’è di non fare anche un seguito di Rocky.
Nel frattempo visti i risultati ottenuti (distruzione degli alieni e [aggiungere uno stato canaglia a piacere] e promessa di non dover più vedere un seguito di Rambo e di Rocky) Schwarzenegger viene eletto presidente degli Stati Uniti a furor di popolo.
Meno male che Silvio c’è (che culo) 16 Febbraio 2008
Posted by Gaetano in Post politicamente scorretti.26 comments
Ad un certo punto fa:
Ci hanno provato
scrittori e comici
Un gioco perverso
Di chi ha già perso
Presidente questo è per te
Menomale che Silvio c’è
A me più che un inno politico, pare un inno sodomita.
Appena ascoltato, l’inno mi diceva qualcosa, poi ho trovato questo video su youtube:
Kebab 13 Febbraio 2008
Posted by Gaetano in Narrativa fai da te.28 comments
Non è un cattivo lavoro, si sta a contatto con la gente e la paga è buona. Mohamed, così si chiama il gestore della kebaberia è una brava persona, sorride a tutti e mi tratta bene, anche quando faccio cadere litri e litri di salsa sul pavimento.
Nella kebaberia lavoro per mantenermi gli studi e per potermi permettere qualche serata universitaria in più.
Assieme a me e Mohamed nella kebaberia c’è anche Adila, sua moglie. E’ una donna allegra e simpatica e lavora dietro, in laboratorio.
Ha il velo Adila e lo porta con fierezza. Dice che con il velo si sente più donna.
La kebaberia si trova a Parma in via D’Azeglio. Ce ne sono altre in questa strada, ma quella di Mohamed è sempre la più affollata, sicuramente per merito suo che tratta tutti molto bene e che fa un gran kebab. Roba da leccarsi i baffi.
Mi è sempre piaciuta via D’Azeglio, qui convivono gli studenti fuori sede come me, gli extracomunitari e i vecchi parmigiani. C’è sempre gente in questa vita e la kebaberia di Mohamed è sempre piena.
C’è il signor Gustavo un vecchio parmigiano che ha fatto la guerra che ogni giovedì sera, cascasse il mondo, è dentro la kebaberia ad assaggiare tutte le sue specialità. Si ferma, parla con noi, ogni volta mi chiede da dove vengo e poi parla con Mohamed di politica in parmigiano stretto. Io non capisco niente di quello che dicono loro due.
Mohamed e Adila hanno una figlia di sedici anni. Si chiama Amina, Mohamed non lo sa, ma Adila mi ripete sempre che Amina è innamorata di me e che nonostante che io sia cristiano, le piacerebbe avermi come genero. Io sorrido e cambio sempre discorso. Sorrido anche ad Amina, che ricambia con i suoi dolci occhi neri.
Al contrario di Adila, Amina non porta il velo e parla con un accento parmigiano. Il padre ripete sempre che il velo sarà una sua scelta e che lui non la costringerà mai a portarlo.
Il giorno che mi piace di più, nella kebaberia, è senza dubbio la domenica mattina.
La domenica mattina la kebaberia è vuota, i clienti abituali, fatti di gente in pausa pranzo e di studenti senza voglia di cucinare si smaterializzano e ne prendono il posto gli amici di Mohamed, quelli che durante la settimana lavorano 10 ore al giorno e hanno solo la domenica libera. Salutano, sorridono, chiacchierano, mangiano un kebab e si ridanno appuntamento alla domenica successiva. La domenica passano anche africani vestiti bene che sono appena usciti dalla messa e sono assieme a tutta la famiglia, prendono un kebab a testa, mentre i bambini corrono in tutto il negozio e chiacchierano con Mohamed in Italiano.
Non c’è casino la domenica a pranzo e i clienti vengono alla spicciolata, così la musica araba si sente meglio in quel giorno e quando c’è il sole Mohamed ripete sempre che gli pare di stare ad Algeri.
La domenica mattina è anche il giorno degli altri amici di Mohamed, quelli che non sorridono, quelli che in presenza mia parlano solo arabo. Entrano preoccupati ed assieme a Mohamed vanno nel retrobottega e i loro discorsi in Arabo si sentono anche oltre la porta.
Durante quegli incontri né Adila e né Amina sorridono, io in genere mangio un kebab e bevo una birra, che porto di nascosto da casa, perché Mohamed non vuole alcolici nel suo negozio e mi faccio i fatti miei.
Una volta finiti questi incontri, Mohamed non sorride per un po’. Gli ho chiesto molte volte di cosa parlava negli incontri con questi suoi amici e lui mi rispondeva che parlava di problemi.
Tutti abbiamo problemi.
Un giorno gli chiesi cosa pensasse di Bin Laden e del terrorismo, convinto com’ero che una brava persona come lui, non poteva far altro che condannare tutta quella violenza. Ma quel giorno non mi sorrise e mi disse che Bin Laden era uno che combatteva.
Stamane ho trovato Adila e Amina che piangevano, ho chiesto alle due donna cosa avevano e come mai Mohamed non era nel negozio, ma non ho ottenuto risposta.
Più tardi, mentre cercavo di carpire qualcosa dalle due donne, vennero due carabiniere. Cercavano Mohamed. Ma nessuno dei tre sapeva dove stava.
Adesso sto aspettando il mio turno.
Sento dei passi, mentre aspetto il mio turno, si affaccia un uomo, mi chiama per cognome e mi dice di seguirlo che il questore vuole fare due chiacchiere con me, su Mohamed.
Chissà cosa cercano da Mohamed?
Seconda blogstar a destra, questo è il cammino 10 Febbraio 2008
Posted by Gaetano in Economia e marketing del duepuntozero.36 comments
All’inizio apri un blog quasi per caso, sei incuriosito dal mezzo, non hai la più pallida idea di come usarlo e i primi post sono delle assolute cagate, fino a quando arrivi ad un bivio ed hai tre strade da percorrere: continuare a scrivere cagate, chiudere il blog o dare uno stile ai tuoi post e una sorte di “linea editoriale” al blog stesso (io ho scelto la prima strada).
Passano i mesi e piano a piano entri nei meccanismi, il primo commento di una persona sconosciuta, il primo link, la prima citazione, fino alla perdita dell’innocenza: la prima richiesta di scambio link.
Impari a conoscere tutti i termini blogger: duepuntozero, bar camp, lurker, algoritmo di blogbabel, feed, reader e in men che non si dica sei dentro, non puoi farci niente, passi interi pomeriggi a modificare un template, giri in strada come uno zombie pensando al post da scrivere l’indomani, rifiuti inviti ad uscire di donne bellissime perché hai da scrivere un post, segui le interminabili discussioni su blog, autoreferenzialità e condivisione a cui una persona normale non interesserebbe un cazzo.
Iniziano i rapporti con altri blogger, all’inizio ci sono i preliminari, lui commenta te e tu commenti lui, poi il rapporto sessuale vero e proprio con annesso amplesso: il linkaggio.
Leggi resoconti di barcamp con una serie infinita di “lui”, partecipi a memi assurdi e scopri che la gente tromba col blog! A proposito, vorrei aprire una parentesi su quest’ultimo punto: io ho provato a trombare col blog, ma non ho trovato orifizi abbastanza grandi nel computer. Chiudo la parentesi.
Poi, come tutte le cose umane, cominciano ad arrivare le difficoltà: la crisi di creatività, i fake, i commentatore anonimi maleducati, le prolisse e noiose introduzioni come questa a cui non riesci a dare una fine.
Finché, dopo essere uscito dall’introduzione prolissa e noiosa, scopri di essere obsoleto, scopri che per quanto ti sforzi ad essere originale ed ironico, i tuoi post saranno per sempre soppiantanti. E’ lo stesso giorno in cui, da un’idea di Vertigo e grazie a lolwut, nasce il BloStarPostMaker un’applicazione dove tu metti i tag e lui ti genera il tipico post di una blogstar.
Ad esempio, usando le mie classiche tag, io scrivo Post politicamente scorretti e lui ti genera questo post:
qualche minuto fa ho visto un post, mmmh pesante
A fine mese il diario di bordo compie un anno e vi posso assicurare che ancora non ho capito un cazzo di blog.
Le 10 leggi del trasporto pubblico urbano 9 Febbraio 2008
Posted by Gaetano in Scienza e applicazione al cazzeggio.18 comments
2. Legge degli orari. Ogni volta che arrivi alla fermata in orario il tuo autobus è passato in anticipo; ogni volta che arrivi uno o due minuti in ritardo, il tuo autobus è passato in orario; ogni volta che arrivi in anticipo il tuo autobus farà notevole ritardo.
3. Legge della correlazione tra autobus e sigaretta. Ogni volta che accendi una sigaretta, dopo pochi secondo il tuo autobus passerà. Questa legge me l’ha suggerita il mio coinquilino e se si è abbastanza furbi, può essere usata a tuo vantaggio. Come? Quando hai un treno o un aereo che partono da lì a poco e il tuo autobus non vuole proprio arrivare, accendi una sigaretta e da lì a pochi secondi si fermerà davanti a te.
4. Legge delle vecchine menagrane. La maggior parte delle volte che prenderai l’autobus troverai due simpatiche vecchine che parleranno delle disgrazie dei loro parenti e/o conoscenti e che ti faranno dubitare della riusciuta del viaggio.
5. Legge del vecchio che combatte contro la gravità. La maggior parte delle volte che prenderai l’autobus, troverai un vecchio a cui vorrai cedere il posto, ma che lui, uomo orgoglioso che ha fatto la guerra, rifiuterà. A quel punto dopo il secondo scatto del mezzo, il vecchio avrà seri problemi di equilibrio, tu ti alzerai per sorreggierlo, lui si avvinghierà a te, costringendoti a scendere al capolinea assieme a lui, nonostante che la tua fermata era quella dopo. E’ matematico che il tuo posto sarà occupato da un odioso adolescente che ascolterà Hip Hop nel suo i-pod.
6. Legge del ritorno del lavoro. Verso le sei si è testimoni di uno strano fenomeno. Passeranno due autobus in breve sequenza, il quale, il primo sarà stracolmo e il successivo completamente vuoto, tutti saliranno sul primo. Questa legge è figla della fobia da strada che attanaglia l’essere umano alla fine del lavoro dove, quest’ultimo, pur di chiudersi in casa il prima possibile, è disposto a viaggiare anche come una sardina.
7. Legge del controllore. Se fai il bigletto ogni volta che sali in autobus, quella volta che salirai senza passerà il controllore.
8. Legge della città sconosciuta. Quando prendi un autobus in una città sconosciuta, ricordati che se capiterai in uno che annucia la fermata, questo annucierà tutte le fermate tranne che la tua.
9. Legge della maratona metropolitana. In metropolitana è obbligatorio correre.
10. Legge delle porte automatiche. In un autobus vuoto l’autista aprirà tutte le porte, in un autobus pieno, se ti trovi in fondo senza la possibilità di raggiungere la discesa, l’autista aprirà tutte le porte, tranne alla tua fermata che aprirà solo la discesa e quella davanti.







